Ho fatto una nuova analisi dell’andamento epidemico. La mia analisi si ferma al 7 gennaio. Ho ancora una volta suddiviso il paese in regioni settentrionali, centrali e meridionali, secondo lo schema che si vede in figura.

Nelle tre figure che seguono si può facilmente osservare che la progressione in discesa del contagio si è arrestata tra il 12 ed il 24 Dicembre, nei tempi prevedibili sulla base dei decreti che avevano liberalizzato la circolazione pre-natalizia. È molto preoccupante l’evidenza che la curva epidemica ha ripreso a salire chiaramente dopo il Natale, dovunque, anche nelle regioni, come la Campania, che avevano meglio controllato l’epidemia esplosa nelle sue peggiori forme tra l’inizio di ottobre e la prima decade di novembre.

La progressione verso una nuova ondata epidemica è molto evidente e preoccupante in alcune regioni, Piemonte, Liguria, Trentino-Alto Adige, nelle regioni centrali ed in Sicilia, ma comunque molto chiara in tutte le altre regioni. Il Veneto fa storia a sé, perché non ha nemmeno subito il declino seguente al lockdown natalizio, per motivi difficilmente spiegabili. Certo è impossibile non mettere in relazione questa terribile recrudescenza epidemica con le scelte politiche compiute (la dismissione della consulenza fornita da Andrea Crisanti), anche se è impossibile stabilirne un nesso di causalità.

Ovviamente nel nostro paese si cerca di attribuire responsabilità, ma qui, come si dice, il più pulito ha la rogna. Spiego perché.

Il nostro Ministro della Salute, l’unico salvabile nella compagine governativa, ha fatto quello che la situazione politica ha consentito, ma pur impegnandosi per tenere dritta la barra del timone non ha inciso quanto avrebbe potuto in una situazione politica più stabile. Il governo non ha avuto il fegato di imporre una politica nazionale omogenea e pilotata centralmente, come invece strumenti sia costituzionali sia giurisprudenziali gli avrebbero consentito, forse anche nella cinica ottica di scaricare responsabilità sulle regioni.

I governi Regionali ed in generale gli enti locali, il più delle volte costituiti da improbabili e raccogliticce forze, senza preparazione, né cultura, né idee strategiche, molte volte dominate da ras locali che agiscono come piccoli sovrani, sono andati ognuno per la sua strada, con gli esiti che sono sotto gli occhi. Nulla hanno fatto per preparare il paese alla ripresa. Si pensi solo al problema scuole ed alla incapacità di potenziare il servizio di trasporto pubblico, una cosa che anche un bambino avrebbe capito che si poteva fare utilizzando le agenzie turistiche che hanno i mezzi fermi ed il personale in cassa integrazione.

L’impressione che la cittadinanza abbia seguito le indicazioni di igiene, distanziamento sociale e protezione individuale con le mascherine è viziata dal fatto che le immagini che media scadentissimi ci trasmettono sono riprese nelle zone dello shopping, nella parte “bene” delle grandi città. Se qui a Napoli vi fate una passeggiata per via dei Mille fino al lungomare attraverso piazza dei Martiri, non incontrerete una sola persona senza mascherina, un solo esercizio commerciale senza gli addetti adeguatamente coperti ed attenti. Basta però scendere nei vicoletti di Santa Maria in Portico per accorgersi che pochi usano prudenza, e parlo di distanze di non più di 100 metri. E non parlo della regola demenziale di camminare per la strada con la mascherina (anche questa imposta per cercare di contenere l’anarchia), ma del fatto che nei negozi, in situazioni di spazi ridotti ed aerazione insufficiente, molti non calzano la mascherina in modo ragionevole o persino non la usano proprio, avendola appesa al collo. Non oso pensare che cosa succeda in rioni come la Sanità o Forcella, per dire. Quindi, la mia impressione è che moltissime persone se ne fottono delle regole.

In Giappone, l’epidemia è stata contenuta moltissimo, senza ricorrere a nessun lockdown, ma soltanto mettendo in atto una campagna di informazione tanto martellante quanto capillare che ha trovato una risposta incredibile nella popolazione, una autodisciplina ferrea, anche favorita, bisogna dirlo, da antichissime tradizioni di distanziamento sociale che i giapponesi si portano nella pelle. Però il Giappone dimostra che contagiarsi non è semplicissimo e che la disciplina nell’osservanza delle regole è salvifica. Ma noi non siamo giapponesi e certe regole andrebbero imposte, per salvare l’economia del paese. Invece nessuno controlla niente e basta allentare un poco la morsa e tutto torna su.

Quello che succede ora, in questi giorni, è il risultato dell’allentamento di un paio di settimane fa. E la progressione suggerisce che in alcune regioni entro le prossime due settimane potremmo raggiungere i picchi epidemici della prima decade di novembre. Ed intanto l’anarchia regionale aumenta ed il governo è ormai in crisi, per colpa della loro incapacità e della circolazione a piede libero di cialtroni pericolosi.

Io non riesco ad essere ottimista per il solo fatto che la vaccinazione è cominciata, perché qui c’è da stare barricati ancora per 1 anno, un anno e mezzo, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno. Intanto il virus si difende, apparentemente senza possibilità di ostacolare l’effetto del vaccino, ma aumentando la sua velocità di penetrazione nella popolazione. Non è una guerra, ma una guerriglia. Il virus non combatte tentando di fare più vittime, ma cercando di mettere KO i sistemi sanitari infettando contemporaneamente il più alto numero di persone possibili, in modo da sovra saturare i nostri ospedali e fare vittime anche in altri campi. È un nemico mortale che non è sicuramente sconfitto dall’inizio delle vaccinazioni.

Sarebbe necessaria un’attenzione enorme a questo punto. Il paese non può consentirsi un nuovo lockdown, né di ignorare che stiamo in piena epidemia. Ma la gente deve essere informata e non dai media straccioni che abbiamo in questo paese, ma da fonti ufficiali, in modo onesto, comprensibile e coinvolgente. Questo tipo di comunicazione continua ad essere assente.

 

Image by Gerd Altmann from Pixabay

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