Ieri l’altro l’ISS ha rilasciato la nuova infografica sulla situazione italiana riferita al 27 ottobre.

La figura mostra un andamento esponenziale dei contagi, ma una evidente separazione tra numero di contagi e persone che presentano sintomi di COVID-19. Purtroppo, questa informazione verrà di nuovo utilizzata da colleghi incoscienti per sostenere la tesi che in fondo il virus non è tanto pericoloso. Le analisi che seguono sono sviluppate sulla base delle informazioni quotidianamente fornite dalla protezione civile regione per regione, e si riferiscono alla curva epidemica della Campania, una delle regioni che registra un’espansione critica dell’epidemia, ed è un buon esempio di mancanza di pianificazione dell’emergenza presente.

BISOGNA GUARDARE DENTRO I NUMERI.

Questo, dunque, è quello che viene presentato dalla comunicazione ufficiale: un aumento progressivo dei contagiati (che si continuano a chiamare casi, ma che casi non sono) anche come effetto dell’aumento dei tamponi di tracciamento, tesi che all’inizio sostenevo anch’io, quando speravo che la sorveglianza sull’aderenza alle disposizioni di distanziamento sociale e di protezione individuale fosse adeguata e che le principali sorgenti di contagio (trasporti pubblici, movida e feste private) potessero essere adeguatamente controllate.

Il rapporto tra contagi e tamponi che quotidianamente i media presentano è falsato dal ritardo con cui il risultato dei tamponi viene dato. Per cui i risultati dei tamponi fatti oggi saranno conosciuti in un range di tempo che va dalle 24 alle 96 ore successive, a seconda delle realtà regionali e dei laboratori che li processano. Quindi i contagi di oggi, andrebbero riferiti non ai temponi fatti oggi, ma a quelli fatti da 1 a 4 giorni prima. Un casino a cui la statistica elementare pone rimedio (che non viene usato da chi processa i dati). Il grafico sopra, infatti, mostra il rapporto che tiene conto di questi limiti e che quindi può essere considerato abbastanza corretto. Purtroppo, non a tutti è chiaro che questo rapporto si sta modificando nel tempo con un andamento esponenziale, come si vede nella figura sopra e, specialmente, nella figura sotto.

Questa figura mostra in modo inequivocabile che l’espansione dell’epidemia non può assolutamente essere spiegata dal numero dei tamponi. In Campania si passa in un mese da una percentuale di meno del 5% ad una tre volte superiore, un andamento che è visivamente iperbolico.

Alcuni colleghi hanno sostenuto che poco importa perché, tanto, la maggior parte dei contagi è asintomatica. Ammesso che sia così, e sarebbe possibile come conseguenza inattesa della diffusione delle mascherine facciali (Intervista), la rapidità con cui sale il rapporto tra contagi e tamponi suggerisce tempi cupissimi per le devastate risorse materiali ed umane dei Sistemi Sanitari Regionali. La figura sotto mostra, infatti la rapidità con cui stanno salendo i ricoveri ospedalieri in Campania.

Come i contagi, anche i ricoveri, nell’arco dell’ultimo mese, si sono triplicati. Come ho già detto in epoca remota, il 1° marzo (http://www.laprimapietra.eu/covid-19-e-paure/), un numero elevatissimo di ricoveri, in questo caso, dipende dalla rapidità di diffusione e non dalla letalità del virus. Mille ricoveri possono essere provocati sia da 10000 contagiati di un virus che si presenta con il 10% di casi gravi (che significa 100 casi gravi ogni 1000 contagiati), sia da un virus che, nello stesso lasso di tempo, infetta 1.000.000 di persone, quindi con un rischio di casi gravi dello 0.1%, cioè di un caso su mille. La pressione sul sistema sanitario è esattamente la stessa, indipendentemente dalla letalità del virus.

Quindi chi sottolinea che SARS-CoV2 ha una bassa letalità dice il vero, ma dimostra di non sapere (che sarebbe in fondo perdonabile), ma nemmeno di capire, qual è l’andamento di un’epidemia che si presenta con queste caratteristiche. L’impatto sul sistema ospedaliero è devastante. E “la crisi di un Sistema Sanitario, di fronte ad un assalto di questo tipo riguarda non solo l’organizzazione, il personale e le strutture, la logistica in una parola, ma anche la disponibilità di posti letto per altre patologie più incidenti sui territori”, un prezzo che pagheremo salato nei prossimi anni.

Di questi ricoveri una certa percentuale finisce in unità di terapia intensiva (UTI). La curva di ricovero in UTI è più gestibile per il momento, ma siamo comunque di fronte ad oltre il 10% di tutti i ricoveri.

UNA CATASTROFE ANNUNCIATA.

In Campania il sistema è già in crisi. I posti letto COVID-19 sono stati aumentati dovunque. Io sono in pensione e quindi non (ancora) coinvolto, e mi auguro che la decisione di estendere i posti letto dedicati a COVID-19 sia stata presa insieme ad un adeguato potenziamento del personale sanitario, alla preparazione di aree filtrate, all’arrivo di attrezzature indispensabili: penso ai dispositivi di protezione individuale, all’ossigeno, ai ventilatori non-invasivi e, specialmente, in ospedali multiblocco come il Policlinico Federico II, ad ambulanze dedicate, perché sarebbe delinquenziale utilizzare le stesse ambulanze che spostano pazienti COVID-19 tra i padiglioni anche per altri pazienti.

Paghiamo il prezzo di scelte dissennate e vigliacche, fatte in modo irrazionale ed in malafede, quando è chiarissimo dove erano i problemi, fin da prima dell’estate. Si sono chiuse le scuole, poi i teatri, le piscine e le palestre senza che ci fosse una sola prova che i focolai di contagio scoppiavano in quei luoghi. Ovviamente ci si contagia anche a scuola, come dappertutto, ma non è dentro questi luoghi più che controllati che il virus si estende a macchia d’olio. Come tutti sanno, ma non dicono, il virus si trasmette nei mezzi pubblici iperaffollati, malgrado le limitazioni (pur insufficienti) imposte, durante gli assembramenti di gente senza protezione, come avviene durante le movide, e durante le dissennate feste che continuano ad essere organizzate, ma non solo. Su queste cause, gli indegni enti locali che ci governano, grazie allo scempio costituzionale compiuto con la complicità del cosiddetto centrosinistra, Prefetture e Questure avrebbero dovuto intervenire “a piedi uniti” ed invece hanno chiuso gli occhi.

Come ho già detto ripetutamente, i mezzi pubblici avrebbero potuto essere sostanzialmente potenziati coinvolgendo e pagando le aziende di trasporto turistico che sono ormai alla bancarotta, salvando anche un indotto che dà lavoro a migliaia di persone. Perché non è stato fatto? Sulla inosservanza delle regole di distanziamento sociale e di protezione individuale istituzioni credibili avrebbero dovuto mostrare un polso tanto fermo quanto duro.

Le forze dell’ordine non sono in grado di effettuare controlli a tappeto? Controllate che effettivamente TUTTE le forze disponibile stiano in strada a pattugliare e controllare invece di fare capannelli e chiacchierare e, se effettivamente non è sufficiente, allora abbiate il coraggio di schierare l’esercito nelle strade. Impedite lo scempio che vedete in questo link (http://247.libero.it/focus/52042117/11/cervinia-le-piste-da-sci-e-la-funivia-prese-d-assalto-code-e-assembramenti-nel-primo-giorno-della-stagione/).

Questo avreste dovuto fare ed organizzare, durante la tregua estiva, e di questo, cari sindaci e caro Presidente della Regione dovreste essere chiamati a rispondere. La vostra ignavia, impreparazione, ignoranza, vanagloria ed incapacità di rivolgervi a gente capace invece che a famigli, sta mettendo la regione in ginocchio e contribuisce alla catastrofe economica e sociale del paese. Dovreste vergognarvi.

Avreste dovuto predisporre una medicina territoriale di emergenza per evitare che posti letto ospedalieri essenziali vengano occupati anche da persone che avrebbero potuto essere seguite a casa. E il Governo? Avrebbe potuto predisporre piani finanziari condizionanti per le Regioni per spingere all’assunzione di medici e, specialmente, di infermieri; avrebbe potuto anche cercare di incentivare il rientro in Italia di centinaia di giovani e valenti colleghi, che dovettero andare a cercare lavori qualificanti fuori dal paese, una mano d’opera ora altamente qualificata; avrebbe potuto predisporre la riconversione di alcuni reparti ospedalieri che hanno scarso motivo di essere (e non cito le “specialità mediche” che potrebbero tranquillamente sopravvivere senza posti letto, per non essere linciato), in reparti attrezzati per far fronte all’emergenza; avrebbe potuto capire e far capire che la partita sarà lunga, e predisporre molti interventi per sostenere l’assedio che invece ci trova impreparati. Avrebbe dovuto prepararsi ad un’economia di guerra, perché è là che stiamo andando, e non solo noi, ma tutto il mondo.

L’epidemia è fuori controllo, ma nessuno dice la verità. Si continuano ad eludere i controlli che sarebbero stati essenziali e si va incontro ad un nuovo lockdown che sarà tanto inutile quanto economicamente catastrofico, se non si mette mano alle reali fonti di disseminazione dell’epidemia.

Tutti si aggrappano al vaccino che verrà, nella speranza che non sia un’attesa vana. L’unica risorsa che per ora rimane è il “si salvi chi può”. Chiudetevi in casa, non frequentate nessuno se non i vostri cari, uscite per fare la spesa. Quando vi incontrate con figli, genitori e nipoti, ponete sui piatti della bilancia da un lato il rischio che voi ed i vostri cari correte e sull’altro il costo emotivo di una rinuncia affettiva, e fate le vostre scelte. Io ho deciso di accettare il rischio e non rinuncio a vedere le mie figlie ed il mio nipotino.

Siamo in guerra e sarà lunga. Ed è peggiore di una guerra vera. Perché a fronte delle devastazioni che sul piano economico saranno quelle di una guerra, quando finisce una guerra vera bisogna ricominciare, ma i nostri modelli sono ancora lì. Questa volta no. Con questa guerra, quando ricominceremo a vivere dovremo anche generare nuovi modelli di coesistenza e di interscambio.

Il mondo come lo conoscevamo noi è finito e non tornerà. Pochi ci pensano. Io ci penso costantemente e prego il cielo che possa sbagliarmi.

 

Photo by SJ Objio on Unsplash

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