Il regionalismo differenziato è un pericolo per la Repubblica. Nelle bozze, il gettito fiscale di un territorio diventa un indicatore dei suoi fabbisogni, zone ricche hanno diritto a più e migliori servizi, zone povere restano povere. Contro lettera e spirito della Costituzione. Dati dimostrano come le industrie del Nord abbiano un mercato ampio in un Sud che, a impoverirlo, si fa il danno del Nord e dell’Italia. Tutti questi delicatissimi aspetti vengono trattati al chiuso di segrete stanze; al punto che parlamentari e stampa sono all’oscuro dei documenti che vanno definendo questo sconcio.

Si va verso una eversione dell’assetto costituzionale, democratico, sociale, economico del Paese, spaccando di fatto l’Italia ed emarginando ancor più il Sud.
Le eversive richieste della secessione dei ricchi, che non hanno colore politico (Emilia, Lombardia e Veneto “pari” sono), sono state svelate e denunciate da coraggiosi e infaticabili interventi di accademici e giornalisti (Villone, Viesti, Giannola, Lucarelli, Esposito, Napoletano). La loro battaglia quotidiana sembra aver smosso le acque: informando sempre più cittadini; costringendo le forze politiche e sindacali a fare i conti con esse. E’ indispensabile il coinvolgimento determinante di CGIL-CISL-UIL, soli soggetti che ancora “possono” qualcosa; incoraggiante la recentissima presa di posizione di LeU (e articoloUNO) che presenta una mozione dura e chiara contro la secessione dei ricchi, per la perequazione Sud-Nord, per la definizione dei LEP, prima di poter solo parlare di autonomia.
Ma, aggiungo, di autonomie, di regioni a statuto speciale, di province; e di perequazione. Ecco, oltre a “convincere” parlamentari di maggioranza e opposizione a votare NO, bisogna volare alto, assumere una responsabilità politica significativa e qualificata, mettendo sul tavolo proposte che non temano confronto e discussione.

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