La Prima Pietra

Giallo-rosso è meglio di giallo-verde? Si

Italy's President Sergio Mattarella (6thL) and Italy's Prime Minister Giuseppe Conte (7thL) pose with the 21 members of the new Cabinet during a swearing-in ceremony at the Quirinale presidential palace in Rome on September 5, 2019. - Prime Minister Giuseppe Conte on September 4 unveiled Italy's new government, a coalition of the anti-establishment Five Star Movement (M5S) and centre-left Democratic Party (PD). Conte, who remains at the helm after 14 months at the head of the outgoing populist government, presented 21 new ministers to be sworn in on September 5. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Meglio, molto meglio giallo-rosso che giallo-verde.
Grazie ad un peccato di hybris (un classico topos della tragedia e della cultura greca antica), una tracotanza, un delirio di onnipotenza, diremmo oggi, di Salvini, è successo quello che nessuno avrebbe mai immaginato: da un governo di destra, a trazione leghista peraltro, becera, violenta, rozza, antidemocratica e non all’altezza di dirigere un paese complesso come l’Italia, che avrebbe potuto governare e fare il bello e cattivo tempo (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, nomine in centinaia di Enti, ecc …), si è passati ad un governo con autorevoli esponenti del PD, della sinistra (anche alcuni 5S risultano, potenza dei “vicini”!, migliori dei predecessori), certo non un governo “ideale” per democratici e progressisti, ma pur sempre un governo che fin dalla composizione e dalle prime battute, la NaDEF, pur carente ed insoddisfacente in vari punti, mostra inequivocabili ed apprezzabili cambiamenti di rotta, alcuni eclatanti e significativi.

Dopo 14 mesi di eccessi di violenze, di arroganza, di errori ed orrori, del governo giallo-verde, Renzi ed il PD, dopo la indecente strategia del pop-corn, hanno cambiato idea (bene!) e hanno spinto per un accordo con i 5S che levasse di mezzo Salvini e la sua hybris, ed evitasse elezioni immediate. E che consentisse, potenzialmente, un governo fino alla fine della legislatura, nel 2023, o comunque, almeno fino a dopo l’elezione del Presidente della Repubblica (nel 2022). Avevano ragione Bersani, Epifani, Speranza, e tutti quelli che dicevano di impedire un’alleanza 5S-Lega per il bene della democrazia, per il bene della economia, per il bene della vita civile in Italia? Con umiltà e senso di responsabilità e di autocritica bisognerebbe dire esattamente questo.

“Un accordo 5S-PD a marzo 2018 sarebbe stato fatto in condizioni di subalternità nei confronti dei 5S, mentre ora sono i 5S a trovarsi in difficoltà. Adesso va bene, prima no”.
No, dire questo non va bene. Primo: NON si ragiona per interesse di parte, o, peggio, addirittura personale. Secondo: la Lega (nord), con il 17% dei voti, ha saputo guidare di fatto la politica del governo, nonostante un 32% dei 5S. Non per particolari capacità dei politici leghisti (se così fosse, dovremmo preoccuparci seriamente: nessuno a sinistra sarebbe stato in grado di fare, in sostanza, non certo nella volgare forma di Salvini e co., quello che ha fatto la Lega (nord)?), ma per natura stessa dei 5S: una forza politica “modellabile” (“la forma dell’acqua), “influenzabile, diciamo così, da coloro con i quali parla e si confronta: diventano (un po’ più) di destra se dialogano e lavorano con la destra, diventano (un po’ più) di sinistra se dialogano e lavorano con la sinistra.

Le convinte e coraggiose scelta in primis di articolo UNO e LeU, e poi (decisiva per via della “dimensione) del PD, hanno consentito la formazione di un governo del quale si può discutere, si può dire che fa bene, o che fa male, ma in maniera finalmente “civile”, un governo criticabile o apprezzabile, ma un governo. Non un obbrobrio come il giallo-verde.

Senza voler parlare di “reddito di cittadinanza” e “quota 100”, che sono comunque provvedimenti che cercano di dare risposte a esigenze dei cittadini, in maniera confusa e in qualche frangente sbagliata, altre cose, come ad esempio il taglio dei parlamentari, sono dei “rospi” che la sinistra è costretta ad ingoiare, potendo però poi dire la sua nel campo della gestione dell’economia e della gestione della Sanità; di Scuola e Università; dei rapporti con l’UE; del problema migranti; della crescita; della lotta alle disuguaglianze; ecc

E’ importante capire che non siamo di fronte ad un governo “socialista”, ma ad un governo con diverse “sensibilità”, per cui bisogna fare buon viso a cattivo gioco, condividere, ammorbidendone i tratti più “spigolosi”, provvedimenti “antipatici” e sbagliati, potendo poi far valere la propria impostazione su altri temi. Il programma di questo governo (governo che certo non è forte autorevole) è costituito da una serie di obiettivi condivisi e/o condivisibili con accordi e compromessi, non come per il precedente da una giustapposizione di provvedimenti voluti da alcuni e avversati da altri, e viceversa.

Andrà avanti? Bisogna pensare e sperare di sì. Altrimenti, elezioni, e consegna del Paese nelle mani di Salvini. Cosa che potrebbe non accadere, invece, con elezioni nel 2023. Il primo serio banco di prova è la cosiddetta “finanziaria”, il documento di politica economica che “caratterizza” un governo. In poche settimane si è fatto quello che si è potuto, è possibile concedere “un 6 di incoraggiamento” al neo-governo, specialmente per la netta inversione di rotta su tante materie; o, nel caso “peggiore”, non esprimere un giudizio negativo, ma praticare quella che nell’antichità greca (ed in filosofia) si chiamava epoché, una sospensione di giudizio. In attesa di maturare una decisione.

Molti i temi “critici”; se ne ricordano tre in particolare: la drammatica situazione dell’occupazione, il tema del lavoro; la questione meridionale, con l’annesso regionalismo differenziato, a cui non si capisce l’indirizzo che l’attuale governo vuole dare; la centralità strategica di materie come istruzione e sanità, veri capisaldi del welfare e dello sviluppo economico, sociale, civile di un paese. A partire da questi, come anche da altri temi, l’azione, paziente, difficile, coraggiosa, continua, responsabile, “intelligente”, delle forze di sinistra, deve fare leva per quella svolta che il governo dichiara di voler attuare, e che, soprattutto, i cittadini aspettano perché ne hanno davvero bisogno.

PS – Mentre queste note vanno in “stampa”, arriva la lettera di Renzi al Corriere: tagliare spese e servizi, aumentare il budget per l’abbassamento del cuneo fiscale. Tagliare spese e servizi significa affossare il welfare in tutte le città d’Italia. Inoltre, categorici, Renzi e i suoi vivaisti, hanno detto NO alla rimodulazione IVA (aumentarla per i beni di lusso, diminuirla per i genere di prima necessità), gettito stimato sui 4 miliardi, eventualmente da aggiungere al budget per l’abbassamento del cuneo. E quindi … criticano il basso stanziamento per l’abbattimento del cuneo fiscale. Davvero, una vergogna, e, comunque lo si giudichi, un serio ostacolo ad un cammino spedito del governo. Con questa lettera, che mostra le sue reali intenzioni (se ancora ce ne fosse bisogno!), Renzi ha mandato un messaggio a Conte: “giuseppestaisereno”. Insopportabile. Bene hanno fatto immediatamente Fornaro, Fassina, Letta, a criticare questa impudente e arrogante iniziativa: se Renzi vuole il bene del paese, dichiari di meno, appaia meno sui media, lavori per risolvere problemi, non per crearne di nuovi!

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