La Prima Pietra

UNA DEMOCRAZIA IMPERFETTA

Il sistema politico italiano nel corso della c.d.” prima repubblica” ha sofferto di un grande limite, ovvero quello della mancanza di una vera alternanza politica.
Vi erano infatti, partiti politici come il Movimento sociale o il Partito Comunista (ovviamente per motivi differenti), cui il governo del paese era precluso, di qui l’anomalia della democrazia cristiana che di fatto ha governato l’Italia per 50 anni.

La vera difficoltà era soprattutto per la destra che per il suo percorso storico, si è trovata nell’impossibilità di avere ruoli di governi, ne fino all’avvento di Gianfranco Fini, si è mai spesa per creare le condizioni per essere forza di governo, avviando un serio processo di revisione degli errori del passato.

Con la caduta del muro di Berlino e con la fine delle ideologie, nel nostro paese tutto ciò pareva superato, anche alla luce del fatto che non esistevano più i partiti di un tempo.
Complice anche un sistema elettorale, il mattarellum, che favoriva il bipolarismo si vennero a creare due poli uno di centro sinistra ed uno di centro destra, che bene o male si sono alternati al governo: così nasce una nuova stagione politica, con un copione differente dalla c.d..” prima repubblica”.

Se tutto sommato per la sinistra, il ruolo di governo non era una novità, basti pensare all’esperienza del PSI, la primizia era che per la prima volta una formazione di destra come Alleanza Nazionale, potesse avere ambizioni di governo.
Ma come fu possibile un cambiamento di questo genere? Semplice è dovuto a Silvio Berlusconi, il quale si mostrò abile a sfruttare gli spazi che un tempo erano della Democrazia Cristiana, ovvero della parte moderata del paese, che trovarono in un partito di nuova concezione come Forza Italia, trovarono una nuova casa politica.

Importante per la vittoria del Cavaliere, il riuscire a coalizzare nel suo schieramento non solo la Lega, ma anche Alleanza Nazionale, diretta erede del Movimento Sociale.
Impresa non facile, poiché si era al cospetto di un movimento come quello di Bossi, che nasceva per fare la secessione del Nord dal resto del Paese e di un partito come A.N. che volente o nolente era erede del movimento sociale, con tutto ciò che ne derivava.
Forze che non avrebbero, visto il clima dell’epoca, figlio ancora del clima della guerra fredda, mai potuto aspirare alla guida del Paese e che invece grazie a Forza Italia si trovarono al governo.

Chiaro il ruolo dei forzisti è dovuto al momento di transizione che il paese attraversava e alla mancanza dei riferimenti di un tempo e dalla necessità di creare delle aggregazioni politiche. Per un arco di tempo significativo, quello che in gergo viene identificato come la c.d. “seconda repubblica”, la questione pareva superata, poiché la destra era partner dei governi di centro destra che si sono succeduti.
In realtà si trattava come vedremo di una sensazione errata, per alcuni motivi.

Per cominciare la coalizione di centro destra era guidata da un leader come Silvio Berlusconi, che pur di governare ha costituito una semplice raggruppamento di forze disomogenee. Per esser chiari, non è errato ritenere che la forza comunicativa del Cavaliere, abbia aiutato a dare la sensazione di essere davanti ad una coalizione dall’anima moderata. O molto più probabilmente il mattarellum obbligava per aggregarsi in una coalizione ancorché disomogenea, a darsi un’immagine differente da quella avuta per anni.
Del resto le scelte di Gianfranco Fini, potevano sia pur superficialmente, confermare ciò ed anche la Lega, sembrava essere entrata in una fase nuova, che spingeva a parlare non solo di secessione ma anche di federalismo.

Questo schema è però gradualmente venuto meno, con il declino politico di Berlusconi e con il ritorno ad una fase in cui non era più necessario per vincere, coalizzarsi attorno alla forza politica più forte: il paese nel 2006 torna di fatto al sistema proporzionale.
Si tenga poi conto che nessuno è stato in grado di sostituire il ruolo di Berlusconi e di Forza Italia nella coalizione, in primo luogo Gianfranco Fini.

Lo scontro politico con il leader forzista e le conseguenze che ne sono derivate, gli scandali in primo luogo, hanno portato ad un tramonto della sua stella, con scelte che si sono rivelate spesso errate.
Una caduta che ha portato alla fine di Alleanza Nazionale e di tutto ciò che potenzialmente poteva rappresentare, ovvero una destra moderata che prima o poi avrebbe fatto veramente i conti con il passato (anche se nessuno ci può assicurare che sarebbe davvero accaduto).

Assolutamente non meglio stava la lega, anch’essa travolta da scandali e dalla conseguente eclisse del suo fondatore e padre padrone Umberto Bossi, con un partito ridotto ai minimi storici, per così dire “imborghesito” da anni di governo.
Ebbene dalle ceneri di AN nasce Fratelli D’Italia, che sotto la guida di Giorgia Meloni, rinasce e gradualmente arriva ad avere aspirazioni di forza di governo, riprendendosi lo spazio che era del partito di Fini.

Lo stesso si può dire per la lega nord, di cui Matteo Salvini diventa segretario e che arriva anche ad essere nei sondaggi, ad un certo punto anche il primo partito italiano, forte dell’abbandono dell’idea di secessione e di federalismo.
Si tratta di scelte che fanno arricciare il naso a più di un leghista della prima ora, ma che hanno il merito di riuscire a dare al partito per la prima volta, una dimensione veramente nazionale. Fenomeni, che non si spiegano se non in relazione con la ventata di populismo che attraversa il mondo e quindi l’Italia con maggior vigore a partire dagli anni dieci del nuovo millennio, destinata a provocare un profondo cambiamento ovunque.

Concetti come patria, famiglia, contrasto all’immigrazione e tanto altro, fanno sempre più leva sull’elettorato che premia i partiti che li promuovono: questo spiega l’affermazione anche in Italia di partiti come FDI o la Lega, con quest’ultima che diventa per ben due volte forza di governo.
Il Conte I si caratterizza per l’anomala maggioranza composta da Movimento 5 stelle e Lega ed avrà vita difficile, per le politiche imposte che strizzano l’occhio ai governi sovranisti del centro Europa.
Esperienza che si conclude, dopo poco più di un anno e che segnala l’impossibilità per la destra, laddove, si voglia ispirare ai principi sovranisti di poter essere forza di governo; questo perché si badi non le sia stato consentito di governare, ma perché le politiche che si volevano adottare non erano attuabili nel concreto.

Totalmente differente l’approccio nell’esecutivo Draghi, di cui fanno parte praticamente tutti i partiti dell’arco parlamentare, in cui la delegazione della Lega ha un profilo opposto al passato, risultando molto moderata, addirittura filo governista: non a caso la delegazione è guidata da Giorgetti. Questo può essere interpretato come l’avvio di un processo di maturazione del movimento, che porterà alla nascita di una destra di governo? in realtà si tratta di una scelta frutto del momento che il paese attraversa.
Tanto più che l’ala “governista “è quella maggiormente legata ai territori del nord e quindi presto o tardi, svestiti i panni di governo, regolati i conti con Matteo Salvini, potrebbe tornare ai tempi di Bossi; insomma tutt’altro che una destra di governo.

E Fratelli D’Italia? il partito ha goduto di un momento positivo per essere stato all’opposizione del Conte I e adesso della scelta della sua leader di restare fuori dall’esecutivo Draghi.
Infatti Giorgia Meloni ha potuto in questi mesi, contestare senza difficoltà o imbarazzi il nuovo esecutivo, riuscendo ad accreditarsi nell’opinione pubblica come potenziale candidata per Palazzo Chigi, dopo Mario Draghi.
Risultati, che però non sono frutto di una politica moderata ma sia pur in termini più ridotti di una vicinanza ai temi della destra sovranista, come attesta l’intervento al congresso di Vox a Madrid della Meloni.
Comportamento quello della leader di FDI che si segnala sempre di più, per una vicinanza ad una destra che in Europa non è di governo e non lo sarà mai.

Non è chiaro se ciò sia una scelta di calcolo, per aumentare il proprio consenso del proprio partito o se si tratta di una vera scelta politica, tutto può essere nella politica italiana di questi anni. Di sicuro la Meloni, aveva la possibilità di costituire una destra realmente di governo di stampo europeo, in grado di avere un ruolo nella vita del paese e vi sta rinunziando.
Come si vede allo stato in Italia manca una destra moderna che abbandoni una volta e per tutte il passato e risponda alle esigenze del paese senza demagogia: un vero peccato perché l’Italia ha un bisogno disperato di alternanza politica.

Sarebbe auspicabile la nascita almeno di un polo moderato che raggruppi i vari cespugli centristi, oggi presenti in politica come Calenda, Renzi, Toti e la parte moderata della lega, come Giorgetti e perché no una parte dei 5 stelle.
Certo per alcuni si tratterebbe di lasciare il centro sinistra, ma sarebbe un bene per tutti: in primo luogo per la sinistra che finalmente potrebbe svolgere il proprio ruolo senza i condizionamenti   che ci sono nella coalizione attuale.

Operazione che se fosse fatta aprirebbe agli interessati spazi di manovra interessanti in un campo, come la destra, oggi sostanzialmente privo di figure spendibili in chiave di governo.
Si badi non si tratta in alcun modo di trasformismo, quanto di arrivare alla giusta collocazione politica di tanti esponenti politici, cosa che oggi assolutamente non è in essere.

Alla lunga anche il PD rischia di essere snaturato dall’essere “condannato” ad essere forza di governo perenne, con un elettorato messo a dura prova dal partecipare ad un esecutivo di cui fa parte anche la Lega di Salvini.

Una democrazia in cui non c’è una vera alternativa politica è una democrazia imperfetta, con tutto ciò che ne deriva per la sua salute: ovvio che occorre una destra che finalmente faccia i conti con il suo passato condannandolo una volta e per tutte.

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