5 stelle. Tradiranno anche il sud?

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Le ultime dichiarazioni espresse sul Tav dal Vicepremier Di Maio lasciano pensare che è in arrivo un nuovo tradimento per gli elettori 5 stelle. “Tornare indietro costerebbe il triplo delle energie”, così si esprime il capo politico del M5S nel corso dell’assemblea degli attivisti torinesi, organizzata in soccorso della Sindaca Appendino.

Affermare di essere no Tav, come pure precisa il giovane Ministro, è pleonastico, eppure è la cifra dell’ambiguità politica del partito delle stelle. Abdicato ogni principio fondativo, dalla trasparenza nel processo decisionale, alla partecipazione, all’eguaglianza tra gli iscritti, il giovane di Pomigliano d’Arco ed il suo inner circlehanno il gravoso compito di mantenersi in equilibrio tra promesse e realtà.
L’ambizione di potere è così forte da consentire retromarce funamboliche, tuttavia, quando un progetto politico è ispirato dal massimalismo, dalla mancanza di conoscenza delle complesse problematiche che competono l’amministrazione di uno Stato, dalla convinzione che chiunque sia capace di trovare soluzioni a vantaggio della collettività, il minimo che può capitare è proporre soluzioni errate, il peggio è scomparire dalla scena politica. Per ora è quel che accade per mano del (finto) alleato il quale, superiore in determinazione e visione politica, sta erodendo il consenso politico dei 5 stelle.

Cosa resta dunque al partito delle stelle per evitare l’irrilevanza politica? Ci sarebbe da combattere con ogni forza il progetto di regionalismo differenziato.
Un partito che ha un debito enorme con il Meridione suo grande elettore, ha il dovere di battersi per evitare lo scipponordista e garantire un livello unitario di diritti sociali nel nostro paese.
Invece, per ora, si registra la pacata desistenza dei dissenzienti i quali, sembrano preferire di restare fuori gioco, piuttosto che interferire con le ambizioni del piccolo capo.

Foto © LaPresse

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