Continuo a ritenere il COVID-19 una epidemia con un rischio assoluto di mortalità basso (i numeri globali, se ben letti, suggeriscono questo). In Corea del Sud, dove hanno fatto tamponi in mezzo alla strada in modo random, registrando un numero elevatissimo di contagi, la mortalità era ieri dello 0.8% rispetto al numero di tamponi effettuato. La Corea del Sud sta dimostrando che l’estensione dell’epidemia va ben oltre quello che indicano i casi ospedalieri, e la mortalità è marcatamente più bassa di quanto erroneamente indicherebbe il tasso di letalità nei paesi in cui l’utilizzo del tampone viene mirato ai casi o ai contatti accertati.

La mortalità registrata sulla Diamond Princess è dell’1%. La Diamond Princess è l’unico caso di popolazione relativamente omogenea, e senza problemi di salute che impedisca una crociera, e quindi fornisce dati puliti e realistici, a parte naturalmente il livello di intensità delle cure per i pazienti gravi che non credo possa essere stato commisurabile con quello di un grande Ospedale.

Nelle altre realtà non sappiamo quali criteri si siano adottati per il prelievo dei campioni. Ed in nessun caso abbiamo informazioni sull’aggiudicazione al COVID-19 delle morti accertate. Ognuno fa quel che vuole.

E PER0’ I MORTI SONO COMUNQUE TANTI, MOLTIO PIU’ C HE CON L’INFLUENZA, SI DICE

Si dice che anche una mortalità dell’1% è comunque 10 volte superiore a quella dell’influenza, nell’era delle vaccinazioni, e non dovrebbe essere sottovalutata. Nessuno sottovaluta la tragedia di tanti casi fatali, ma, purtroppo, malgrado popolare specie sui social, il paragone tra influenza ed infezione da COVID-19 è tecnicamente una sciocchezza per due ordini di motivi:

  1. La mortalità da influenza è misurata rispetto a tutta la popolazione, cioè rappresenta i casi fatali rispetto a tutta la popolazione, sia quella infettata che quella non infettata. Si chiama infatti “mortalità” e rappresenta tecnicamente un “rischio assoluto”. Il numero di casi fatali da COVID-19 è misurato in relazione ai casi di cui si è accertata l’infezione, non sull’intera popolazione di persone infette e non infette. Si chiama in un altro modo, si chiama tasso di letalità (case fatality ratio). E’ come confrontare mele e pere.
  2. La mortalità da influenza è una proiezione, non una misura. La “diagnosi” di influenza non è confermata da identificazione del genoma virale, ma viene aggiudicata sulla base di segnalazioni di generiche “sindromi influenzali” da parte dei Medici di Medicina Generale. Dentro questa definizione ci sono infezioni da virus influenzali, virus parainfluenzali ed anche a volte virus del raffreddore comune (che includono, specie d’inverno, i coronavirus). Non è una mortalità misurata, ma attribuita. La mortalità o il tasso di letalità, chiamiamolo come vogliamo, del COVID-19 è misurato su numeri accertati da identificazione del genoma virale.

RISCHIO ASSOLUTO DI MORTALITA’

Se dovessimo immaginare che gli infettati da COVID-19 siano 100 volte di più di quelli finora identificati in Italia (e cioè 1,014,900 invece di 10,149 a tutto ieri), con un tasso di letalità uguale a quello medio, cioè il 3.5% circa, avremmo oltre 35.000 morti. Un numero impressionante, ma ci troveremmo di fronte ad un rischio assoluto di morte dello 0.04% (cioè 35.000/60.000.000 circa, 4 decessi per ogni mille abitanti) che salirebbe allo 0.07% se si considerasse riferito alla sola popolazione anziana (circa 20.000.000 sopra i 60 anni), con il raddoppio ipotetico del tasso di letalità. Questi sono i numeri e rappresentano, conti alla mano, il rischio assoluto individuale di ognuno di noi.

TASSO DI LETALITA’ IN ITALIA

Come ha, con estrema lucidità, sottolineato il Prof. Walter Ricciardi nella sua intervista a “Scienza in Rete” (https://www.scienzainrete.it/articolo/walter-ricciardi-ancora-due-settimane-dure-possibile-catastrofe-negli-usa/luca-carra/2020?fbclid=IwAR15CEbhArHPUQ1x3NOCqUbxesNbpRvLjBY9Zog3MB09TGKlccgrhCPCZz8), il principale problema è che mentre negli altri paesi l’attribuzione di un decesso al COVID-19 viene filtrata attraverso una attenta valutazione delle cause di morte (peraltro non indipendente da strumentali necessità comunicative), nelle Regioni Italiane questo non avviene ed un malato che muoia con il COVID-19 viene etichettato come morto per il COVID-19. Solo con il recente decreto, l’ISS è in condizione di operare nella stessa maniera rilevando le cartelle cliniche attraverso però meccanismi farraginosi che comportano anche dei sostanziali ritardi. E’ interessante il fatto che è implicito nel commento del Prof. Ricciardi un ennesimo atto di accusa per la frammentazione del Sistema Sanitario, a cui il Governo dovrebbe cercare di porre rimedio appena avrà una sufficiente forza politica per imporre una revisione della Costituzione.

CONTENIMENTO

Ormai è evidente a tutti gli esperti che, malgrado la bassa mortalità, la diffusibilità del virus è elevata e quindi il numero assoluto delle persone che richiedono assistenza ospedaliera cresce in proporzione, con lo stesso rischio di collasso del sistema che avremmo con un virus ad alta letalità ma diffusione controllabile (come con la SARS, che aveva un tasso di letalità del 10%). Quindi, il basso rischio assoluto di mortalità non significa che il sistema non sia stressatissimo dall’estensione dell’epidemia, anzi il rischio di collasso aumenta, perché in generale le epidemie molto letali si autolimitano proprio per la loro letalità. In questo caso, invece, l’infezione da COVID-19 può essere un raffreddore comune per la maggior parte degli infettati. Un rischio enorme di diffusione, senza misure di contenimento molto aggressive.

Ma l’epidemia non è arrestabile con i soli mezzi di contenimento messi in essere dal governo (in anticipo su tutti gli altri, come ha riconosciuto l’OMS). Gli effetti sulle nostre vite sono già pesantissimi e lo saranno ancora di più nei prossimi mesi, anche in virtù del panico diffuso a piene mani dagli organi di stampa, e dai media, in alcuni casi in modo talmente morboso da far pensare ad un compiacimento per quel che sta accadendo, nella complicità a volte silenziosa ed in altri casi attiva anche di qualche medico tanto imprudente quanto impreparato a maneggiare i numeri.

Allo stato attuale delle cose, noi dobbiamo guadagnare tempo per consentire al vaccino di essere testato e prodotto su scala industriale. Ci vorranno più di 2 anni. Noi possiamo rallentare la diffusione del contagio, se impariamo a comportarci in modo responsabile per noi e per gli altri. Senza la nostra collaborazione, gli sforzi del governo, che già stanno producendo effetti positivi, sarebbero destinati al fallimento. Noi non siamo la Cina e non possiamo restringere la libertà delle persone oltre un certo limite (e qualcuno pensa che quel limite sia già stato varcato), perché abbiamo, tutti, anche il dovere di preservare i nostri valori inalienabili.

Come il governo ora impone, chiunque abbia avuto contatto con qualcuno portatore del virus o che torni da zone ad elevata concentrazione epidemica, deve starsene a casa per 14 giorni, che è il periodo di incubazione del virus. Ma mentre è a casa dovrebbe anche curate di minimizzare i contatti con i suoi conviventi: asciugamano e stoviglie personali, letti separati, se possibile. Il virus può trasmettersi prima che compaiano i sintomi.

Anche se non si proviene da una zona a rischio elevato, e scoppia un raffreddore, il mio suggerimento è di chiudersi in casa almeno per una settimana e, a maggior ragione, essere prudentissimi nei contatti con i nostri conviventi. Il medico di famiglia ci giustificherà per il lavoro. Ricordiamo che anche questo coronavirus si manifesta il più delle volte con un raffreddore comune, come fanno i suoi fratellini più buoni. La possibilità che il nostro raffreddore dipenda dal COVID-19 è remota, ma cresce di giorno in giorno, con l’espansione del contagio. Un vostro raffreddore banale, se causato dal COVID-19 può diventare una SARS-CoV2 per una persona più debole e suscettibile. Ecco perché l’attenzione verso gli altri deve essere uguale e, se possibile, più alta di quella che rivolgiamo a noi stessi.

Un raffreddore comune dura 3-4 giorni. Se non vi passa, se avete ancora la febbre dopo 4-5 giorni, richiamate il vostro medico e con lui decidete se attivare il 112 118 o 1500, specialmente se siete vaccinati per l’influenza.

E’ STATO FATTO TUTTO IL POSSIBILE?

Il governo dovrebbe prendere decisioni che vadano al di là delle restrizioni alla libertà individuale, per altro necessarie in un paese di insubordinati ed egoisti come il nostro. Barricare in casa persone asintomatiche che hanno avuto contatti a rischio potrebbe essere una misura eccessiva in molti casi, mentre non sarebbe certo una misura eccessiva estendere il tampone a tutti quelli che hanno un raffreddore e che sono sicuramente contagiosi, considerando che la presentazione più frequente del COVID-19 è proprio quella. Costa troppo? Lo pensavo anch’io influenzato dal mercato americano. Ma in America il valore delle cose riflette quasi unicamente la domanda di mercato. In realtà, il test costa poco più di 10 euro e dovrebbe essere esteso a popolazioni omogenee per cercare di capire finalmente qual è la reale prevalenza dell’infezione da COVID-19. Il raffreddore offre una ottima possibilità, ma ce ne possono essere altre, anche più utili su un piano epidemiologica. L’estensione del prelievo con il tampone è un provvedimento critico, secondo me, purché non sia fatto in modo del tutto arbitrario e non coordinato. Ed aiuterebbe moltissimo a capire veramente l’entità del problema ed a chiarire i numeri.

Image by Tumisu from Pixabay

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