L’altro ieri ho ricevuto due messaggi che mi hanno innervosito, entrambi da professionisti di buona cultura generale, ma lontani dal mio mondo, popolato di malattie gravi, analisi statistiche e tentativi di spiegare i fenomeni con sufficiente evidenza.

Il primo messaggio, reiterato, malgrado il mio diniego a perderci tempo (che poi però ho dovuto perdere) riguardava un celebre bufalaro che si è inventato un canale TV in cui ospita personaggi improbabili, che si presentano come esperti, no-vax, omeopati, complottisti di tutti i tipi, che ha intervistato un giovane medico appena assunto in un ospedale che lotta contro COVID-19. Non voglio nemmeno entrare nel merito di quello che sono stato costretto a sentire (alcune cose anche sensate, devo dire), quanto invece sulla qualità di questo tipo di informazione che finisce per irretire anche persone intelligenti, che per motivi vari, politici, economici e quant’altro, sono abituati ad inveire sempre e comunque contro il governo ladro e che quindi sono predisposte a dare credito a qualunque puttanata possa dare linfa al loro pregiudizio.

Il secondo messaggio, anch’esso proveniente da una persona che stimo, era un articolo, pubblicato in uno dei milioni di blog/giornali on line, che riprendeva una bufala già fatta a pezzi da diversi colleghi circa un fantomatico cardiologo di Pavia a cui avrebbe fatto da cassa di risonanza un Professore Emerito di Ortopedia dell’Università di Bologna, presentato come un grande scienziato, di cui però non ho trovato traccia in PubMed (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/advanced/), il più grande database del mondo di lavori scientifici. Questo cardiologo sosterrebbe che nessuno ha capito niente e che la malattia conosciuta con il nome di COVID-19 non sia una polmonite, ma una malattia della coagulazione che fa in modo che si formino coaguli nei vasi sanguigni, bloccando il flusso del sangue. Questa “scoperta” deriverebbe da alcune autopsie fatte a Bergamo, a Pavia ed a Napoli, i cui reperti sono stati distribuiti via Watsapp (!!), in cui sono state trovate trombosi diffuse. La tesi è stata classificata come bufala, anche se trova riscontro “post-hoc” in alcuni lavori pubblicati su giornali scientifici, da gruppi Lombardi e Piemontesi, basati sui reperti autoptici cui ho accennato prima.

Insomma, trasmissioni televisive più o meno fantasma, interviste a personaggi improbabili stanno seminando una confusione indicibile. Allora io voglio continuare la mia opera di divulgazione “laica” con due rapide considerazioni che spero saranno comprensibili ai più.

La prima riguarda questa malattia. Noi medici sappiamo poco. E’ un virus nuovo con un meccanismo di trasmissione micidiale che era stato immediatamente chiaro a molti di noi (io ne ho parlato su queste pagine il 1° Marzo) e che può infettare senza causare malattia, o che causa una malattia che può andare dal comune raffreddore fino alla morte. Non sappiamo (del tutto) perché in alcuni diventa così grave. Sappiamo come si trasmette e sappiamo pure che può trasmettersi anche da individui senza sintomi. Non sappiamo come si guarisce ed in quanto tempo, né sappiamo se lascia una immunità permanente (improbabile). Stiamo studiando ed imparando. Qualcuno di noi (me compreso) è cosciente di conoscere pochissimo di questo flagello, altri invece cercano di diffondere certezze che non dovrebbero avere e che soltanto l’ignoranza può alimentare.

Dei bravi ricercatori di Harvard Medical School hanno pubblicato su una rivista prestigiosa un’ipotesi molto ragionevole di evoluzione in tre fasi di COVID-19, che io sintetizzo nella figura che ho realizzato qui sotto,  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7118652/) e che rende chiaro che in ognuna delle fasi dovrebbe essere adottato un appropriato piano terapeutico, come può leggere chi volesse approfondire (https://www.ejinme.com/article/S0953-6205(20)30133-3/pdf):

Quando si arriva allo stadio III il nemico non è più il virus ma la risposta iper-infiammatoria che ha lasciato sul terreno. E’ come se noi avessimo mobilitato i nostri eserciti per battere il nostro nemico che aveva invaso le nostre città, anche a costo di mettere le nostre città a ferro e fuoco. Ma, ad un certo punto non ci rendiamo conto che il nemico batte in ritirata e noi continuiamo a bombardare senza sosta le nostre città. Questo processo porta alla morte. La risposta iper-infiammatoria ha un nome, si chiama SIRS (Systemic Inflammatory Response Syndrome) ed è normalmente devastante perché si rivolge contro tutto. E’ come Attila, che non si contentava di sconfiggere i suoi nemici ma lasciava cenere dietro di se. Tra le cose che la SIRS attacca ci sono le sostanze e le strutture che fanno coagulare il sangue. La SIRS lo fa coagulare spesso nei nostri vasi sanguigni e questo contribuisce a mandare in tilt tutti gli organi. Chi muore di SIRS muore spesso di “Coagulazione Intravascolare Disseminata (CID)”. Ma questo è un esito della malattia, che ovviamente è facile trovare in chi è morto di COVID-19 (stadio III). Non rappresenta la malattia nella sua evoluzione. Che il virus SARS-CoV2 possa essere direttamente causa di un processo di coagulazione intravascolare diverso dalla CID, semplicemente non lo sappiamo.

Infine, come in tutte le cose, le notizie distribuite da media e social dovrebbero essere pesate attentamente. Uno dei filtri più importanti dovrebbe essere la credibilità di chi parla e di chi dà voce alle opinioni di chi parla. Come fare a filtrare la credibilità? Non è difficile se si ha un minimo di esperienza di navigazione sul web.

Innanzitutto, chiunque si faccia chiamare Professore senza esserlo già pone qualche dubbio. Professore Universitario di ruolo è chi ha sostenuto una valutazione nazionale per conquistare una idoneità, ed ha poi vinto un concorso bandito da una Università. Significa esse titolare ufficiale di un insegnamento. Non altri.

E poi c’è la frequente definizione di scienziato. La definizione dovrebbe essere riservata a chi ha generato e trasferito nuove conoscenze, e questo può essere verificato in tre modi, tutti e tre gratuiti.

Il più grande database del mondo di lavori scientifici pubblicati su riviste recensite (cioè che fanno valutare la validità della ricerca da gruppi di esperti per accertarne l’originalità, la integrità e l’utilità), ed accettate a far parte di questa libreria virtuale, è nella National Library of Medicine del National Health Institute, che risiede a Bethesda in Maryland. Il motore di ricerca di questa immensa libreria informatica è PubMed, il cui indirizzo ho riportato sopra. Il motore è intuitivo e chiunque può digitare un nome e vedere quale contributo quella persona ha dato alla ricerca ed alla conoscenza (stando attento alle omonimie). Insieme con il nome si possono aggiungere altri dati che consentano una migliore identificazione.

Il secondo strumento è Google Scholar (https://scholar.google.com/). Anche in questo caso basta digitare il nome che si desidera ed appare subito una lista di articoli o, in molti casi, persino un profilo personale pubblico nel quale si può entrar per vedere che cosa si è combinato nella vita.

Il terzo strumento è una risorsa artigianale messa in piedi da alcuni ricercatori italiani emigrati a Manchester (UK), diversi anni fa. Si chiama Top Italian Scentists ed è una “classifica” degli scienziati italiani (http://www.topitalianscientists.org/home), basata su un indicatore, l’indice di Hirsch (H-index), che è un numero che rappresenta sia la produttività del ricercatore, sia l’impatto che la sua produzione culturale o scientifica ha avuto sul mondo della ricerca scientifica, ed è basato sulle citazioni ricevute.

Nessuno di questi strumenti è perfetto, ma se non altro forniscono una indicazione di massima. Chiunque è in condizioni di verificare la credibilità di chi parla e svelare anche chi straparla autodefinendosi esperto, scienziato o professore, mediante l’utilizzo di uno di questi strumenti gratuiti, o, meglio ancora, tutti e tre.

Infine, e mi rivolgo a tutti coloro che intraprendono viaggi della speranza, ricordate che dovunque si faccia ricerca di alto livello troverete anche clinica di alto livello, benché naturalmente non sia vero il contrario (si può fare ottima clinica anche se non si fa ricerca, ma è meno verificabile in termini obbiettivi).

Io sarei felice se chi mi legge cominciasse ad utilizzare questi suggerimenti per pesare la credibilità di chi parla. Nel contesto attuale, la credibilità dell’interlocutore è forse più importante delle idee, delle informazioni e dei concetti espressi.

 

Image by Gerd Altmann from Pixabay

1 COMMENTO

  1. Articolo eccellente, sia nei contenuti che nella forma: stile asciutto, ma non scarno; sottolinea i fattori essenziali per una valutazione di massima della credibilità di un autore che si autodefinisce professore o, peggio, scienziato.
    Molto interessanti i link, sia degli articoli correlati che dei database di ricercatori, studiosi e scienziati e più che condivisibile la definizione di questi ultimi; preciserei soltanto che questo appellativo (dai media confuso con un ruolo o addirittura con una professione…) dovrebbe essere condiviso da una comunità di “esperti” del settore considerato (non si può dire “scienziati” per non cadere in una petitio principii…).
    A quanto scritto aggiungerei alcuni criteri generici per sospettare che quanto si sta leggendo sia inattendibile:
    a) frasi roboanti, magari con parole con le iniziali in maiuscolo per fare più impressione
    b) termini scientifici o apparentemente tali usati a sproposito e senza cognizione di causa
    c) concetti espressi in modo approssimativo, indizio forte perché rivelatore dello scollamento fra l’incultura di chi li ha scritti e la complessità degli argomenti trattati
    d) riferimento a organismi pubblici di alto livello per dare autorevolezza al messaggio
    Quando si sospettano bufale vere e proprie conviene verificarne l’eventuale smascheramento presso un paio di siti anti-bufale.

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