La Regione Campania e la secessione dei ricchi

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Le ultime prese di posizione, le indiscrezioni, le interpretazioni, si accavallano e rendono la situazione ancora più enigmatica e difficile da analizzare. I 5S hanno bloccato la “devoluzione” in fatto di scuola, di insegnanti e dirigenti “regionalizzati”, provocando irate reazioni dei presidenti veneto e lombardo. Un capitolo succoso, in termini di potere e di soldi, era proprio questo.  Ma lo stop sembra non riguardare ancora le norme generali sull’istruzione, i programmi, per capirci.  Una lettera del presidente del consiglio a lombardi e veneti ha provocato altra contrarietà da parte dei presidenti succitati, ma suscita perplessità e evidenzia contraddizioni e difficoltà da parte 5S. Irrituale il suo rivolgersi ai soli veneti e lombardi. Le richieste sono così estreme, poi, che non basta togliere una o altra materia, restringendo un po’le concessioni, per rendere il tutto accettabile. A richieste estreme (che di fatto, per beni culturali, infrastrutture, ambiente, energia, sanità, configurano la creazione di regioni a statuto super-speciale, se non addirittura una secessione vera e propria) si risponde con l’azzeramento di tutto, un punto e basta.

Qui si potrebbe inserire la Campania, facendosi portavoce di un blocco che offra al Sud migliori prospettive. De Luca ha presentato la sua proposta, ma è stato lasciato fuori. Con il suo voler essere inserita ADESSO a discutere (ma dovrebbero essere coinvolte TUTTE le regioni) ha posto una corretta richiesta, non accolta, ma sfruttata dai secessionisti con un “anche al Sud vogliono l’autonomia, si vada avanti”. Senza contare che un qualsiasi accordo (integrale o ammorbidito) con i secessionisti, per tutta una serie di questioni sollevate da esperti (Giannola, Guerra, Viesti), lascerebbe sul tavolo per le altre regioni soltanto briciole.

Dopo aver messo TUTTE le regioni sullo stesso piano (perequazione integrale; certo, non si può risolvere in pochi mesi la questione meridionale), levando di mezzo ogni ipotesi di spesa storica o spesa media pro-capite (un imbroglio, come la si calcola) stabilendo i LEP, i fabbisogni (in base a popolazione e specificità regionali, escludendo qualsiasi riferimento a parametri di ricchezza territoriale), la Campania chieda di discutere, a tutto campo, con una prospettiva democratica del tutto diversa dalla attuale, di autonomia, di autonomie, di province, di regioni a statuto speciale, di regioni a statuto ordinario.

Il 29 luglio pv, infine, la Federico II presenterà al ministro Di Maio, in una manifestazione con Villone, Viesti, Giannola, Esposito e altri, la nascita di un osservatorio permanente sul regionalismo differenziato. La Campania dovrebbe appoggiarsi a questo osservatorio del suo prestigioso Ateneo.

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