Si può partire da una parte di una frase storica del grande Ennio Flaiano se si parla delle manovre elettorali intorno al comune di Napoli. Elezioni queste quanto mai delicate, poiché la città è sull’orlo della bancarotta, se non interverrà qualche misura straordinaria, varata dal governo nazionale, con un quadro sociale contrastato anche per la crisi che deriva dalla pandemia che stiamo vivendo.

Come in passato tutti i grandi partiti a livello locale sono letteralmente dai veti interni e dalla loro endemica debolezza (nessuno escluso), con un outsider che in modo molto simile alle precedenti elezioni, lentamente ma in modo inesorabile si fa largo e si ricava un proprio spazio.
Nel 2011 e nel 2016 Luigi de Magistris, oggi Antonio Bassolino, diversi per storia e per temperamento ma accomunati dalla sfida al PD, che tutto lascia presupporre si sta preparando all’ennesima sconfitta.

Il partito dimostra di non aver fatto tesoro degli errori del passato ed invece di avviare un dialogo con Antonio Bassolino, ha insistito anche oggi nel trovare un candidato da contrapporgli e a cercare di creare alleanze impossibili a livello locale: ogni riferimento ai 5 stelle non è per nulla casuale.

Una girandola di nomi, proposti senza nemmeno tanta convinzione per mesi: il sottosegretario Amendola persino il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico e fino ad arrivare notizia di questi giorni all’ex ministro Manfredi.
Insomma anche se può apparire paradossale, ma come 5 anni fa i Dem si stanno preparando il terreno per la sconfitta; allora come oggi si arriva con un candidato che sia pur nella sua autorevolezza (alle precedenti elezioni la Senatrice Valente) oggi un personaggio di spessore come l’ex Rettore, scelto all’ultimo ed in aperta contrapposizione anche a buona parte dello schieramento di sinistra.

Ancora una volta si è voluto evitare di trovare un accordo con il candidato alternativo a sinistra, laddove sarebbe stato preferibile, favorire la candidatura di Bassolino ed in caso positivo, avere voce in capitolo in giunta ed in consiglio comunale.

In ogni caso i Dem, ne sarebbero usciti rafforzati, poiché in caso di sconfitta, avrebbero gioco facile nell’addossare le responsabilità all’ex governatore, sgombrando il campo da un pericoloso concorrente.
Strategia di cui si gioverebbe anche la città altrimenti nuovamente a rischio isolamento e lo stesso Bassolino che al di là delle sue buone intenzioni e del suo prestigio, rischia come l’attuale sindaco di essere ostaggio di una maggioranza ingovernabile.

Insomma un quadro politico quanto mai articolato a sinistra, poiché sullo sfondo ci sono anche le candidature di Sergio D’Angelo e di Alessandra Clemente, che ad essere onesti non sembrano poter aspirare a Palazzo San Giacomo, ma che potrebbero comunque intercettare un pacchetto di voti in grado di contribuire alla vittoria finale di Manfredi o perché no di Antonio Bassolino.

Essenziale dunque (nonostante le candidature già in campo) che si giunga ad una sintesi a sinistra; questione di sopravvivenza per molti in primo luogo per lo stesso partito a livello locale, che difficilmente potrebbe reggere all’ennesimo rovescio.

Se lo schieramento di centro sinistra attraversa un momento particolare, ancor più delicata la situazione in città per il movimento 5 stelle, che oscilla tra la possibilità di un accordo con il PD, ovviamente in posizione di subalternità visti i nuovi rapporti di forza tra le due forze politiche e la possibilità di una corsa in solitaria.
Operazione che visto l’attuale stato di salute dei pentastellati, appare quanto mai velleitaria, ancor più se si tiene conto che da alcuni, è stato fatto filtrare come candidato Sindaco il nome del Presidente della Camera Roberto Fico, prima della rinunzia di costui.

Senza entrare nel merito dell’anomalia: mai in più di 70 anni di storia repubblicana un Presidente della Camera si è dimesso per candidarsi ad altro incarico, sarebbe stata un’operazione politica destinata a fallire, vista la condizione attuale del movimento.
Ecco perché anche il solo nome è stato sufficiente a comprendere come i 5 stelle in realtà siano ben consapevoli di essere fuori dai giochi in mancanza di alleanze.
Allo stato a livello locale il movimento, deve lavorare per ricostruire un rapporto con gli elettori, ritrovando una prospettiva politica, non avendo la forza politica per procedere in modo autonomo.

Quello tra i grillini e il PD è   tuttavia piaccia o meno, un matrimonio che conviene a tutti si celebri, ai primi perché solo in questo modo sia pur ridimensionati possono pensare di sopravvivere politicamente e ai Dem che hanno bisogno di rafforzare la coalizione per aspirare alla vittoria finale; soprattutto alla luce della discesa in campo di Bassolino che ha sinistra ha ancora il suo peso e sicuramente fare breccia anche nei settori produttivi e nei “salotti buoni”.

E la destra? dopo anni e anni di sconfitte, per la prima volta pregusta la conquista del Comune di Napoli, ritenendo che il vento del consenso sia cambiato e di disporre finalmente di un candidato competitivo quale il Magistrato Catello Maresca.

Sarà la figura giusta? Difficile dirlo, poiché molto dipenderà dalla possibilità di riuscire a far breccia in un elettorato da tempo radicato con la sinistra e dalla capacità della sua coalizione di riuscire a mostrarsi coesa almeno in campagna elettorale.
Questo perché lo schieramento appare poco omogeneo, legato come unico collante dalla voglia di dare “lo sfratto” alla sinistra da Palazzo San Giacomo dopo quasi un trentennio di dominio incontrastato.

Altra incognita, unitamente alla tenuta della coalizione di centro destra e se Maresca avrà la giusta capacità politica, per governare una città difficile come Napoli, senza una vera esperienza alle spalle; per essere chiari nulla da dire sullo spessore del candidato e sulla sua moralità e serietà assolutamente incontestabili ci mancherebbe.
Solo che un conto è svolgere il proprio lavoro di Magistrato in modo egregio ed encomiabile ed un conto è gestire un Comune importante come Napoli, confrontandosi ogni giorno con politici di “professione” che inevitabilmente vorranno far sentire la loro voce.

Ci riuscirà? questa è la vera incognita legata a Catello Maresca, riferibile non al candidato, chiariamolo ancora di assoluto spessore, ma al grado di autonomia effettiva che i partiti gli accorderanno di fatto.

In ogni caso la partita per la conquista di Palazzo San Giacomo, appare come un qualcosa a dimensione locale, in cui i leader nazionali, sono ben attenti a non immischiarsi, tanta della difficoltà e delle conseguenze che potrebbero derivarne o perché Napoli è ritenuta come un problema da archiviare.
Ecco questo è il vero problema, quello di una città che ormai è percepita nei palazzi romani come un problema irrisolvibile, che pertanto è meglio archiviare o peggio nascondere.
Comportamento questo comune a tutti i leader nazionali, per dire Letta, tanto prolisso su tanti argomenti (sia chiaro legittimi e sacrosanti) su Napoli non si è mai pronunziato, mantenendosi alla larga persino fisicamente dalla città.

Lo stesso a scanso di equivoci si può dire per Matteo Salvini che stranamente negli ultimi tempi, mantiene un rigoroso silenzio sulle vicende cittadine e lo stesso al di là delle frasi di circostanza per la Meloni.

Per non parlare dei 5 stelle che al di là della candidatura di “bandiera “del Presidente della Camera (chiaro che non avrebbe mai effettivamente lasciato lo scranno più alto di Montecitorio), non hanno mai mostrato una volontà di incidere sul discorso.

Certo si dirà a livello nazionale, per lo meno per il PD girano nomi come Manfredi o Amendola e la candidatura Maresca è partita su impulso nazionale, ma la sostanza non cambia: al di là del “front man” cui affidare la campagna elettorale, tutti gli schieramenti non hanno assolutamente un programma, una base da cui progettare il rilancio della città.
La verità è questa, per quanto possa essere dura accettarla, ma manca una visione complessiva ed una progettualità, ovvero un qualcosa da cui partire, per riportare la città al centro della politica nazionale, con cui riattivare il filo dei rapporti con il resto del paese.

Questo è un dato incontestabile e che in assenza di un concreto intervento è destinato ad aumentare la distanza e l’isolamento della città.

 

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