Addio a Luciano De Crescenzo

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Il professore Bellavista ci ha lasciati. Ci ha proprio lasciati, senza ombra di dubbio, come uno dei personaggi del suo fortunato libro e film, il suocero, “ ’o cavaliere”.

Amabile, educato, colto, gentile, mai “volgare” o “violento”, con un certo understatement ha saputo interpretare alcuni aspetti della napoletanità. Il “cazzeggio”, però culturale (in termini alti qualcuno lo ha definito uno degli ultimi “flaneur”); l’arte di arrangiarsi; la rassegnazione; lo spirito popolare che quasi sembrava volesse spiegare e insegnare (come davvero faceva nei libri e nei film) … al popolo dei vicoli.
(<< Che ne volete sapere voi dei vostri problemi!>>, esclamazione di un altro comico, quel Lello Arena della Smorfia con Troisi e De Caro, rivolta appunto, in uno sketch dei tre, lui, “professore erudito”, al Troisi “popolano” napoletano).

Ironico e divertente , mai “politico”, intelligente autore ed attore, che forse sullo schermo dava il meglio di sé, con brevi bozzetti, legati da un fil rouge, ché pause, sguardi, inflessione della voce, movimenti, gesticolare, difficilmente “si apprezzano” in uno scritto.

Apprezzabile (non certo dai “professionisti”!) lo sforzo di parlare di Socrate e di filosofia in generale, in termini semplici, divertenti, divulgativi. Senza pretese di rigore scientifico. (“Salutame a Socrate!”, il titolo che per un suo libro suggeriva un suo carissimo amico e sodale, Renzo Arbore)

Chissà se oggi avrebbe avuto voglia/forza, come fa Bellavista con la condanna senza toni “impegnati”, ma precisi e senza sconti, della camorra e delle sue stragi, di chiedere conto, all’amico “milanese”, ma uomo d’amore, Cazzaniga, dei tanti “zero al Sud” che il nord e la politica ci stanno propinando.

Il napoletano “filosofo”, borghese benestante, ma nato ingegnere “all’UPIM” nella vita professionale. Finalmente avrà capito “chi è ‘stu Giorgio!”

 

FOTO by Italy Photo Press

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