Appalti pubblici: serve il progetto per rilanciare l’economia

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Tre anni dopo l’ultima grande riforma degli appalti pubblici, il Paese, nel suo complesso, si avviluppa su questo tema per l’ennesima volta.
Il Governo produce decreti per semplificare, il Parlamento, perseguendo la medesima ratio, li emenda e la Magistratura arresta per corruzione funzionari e politici, da nord a sud, tanto da far gridare l’opinione pubblica allo scandalo di una tangentopoli-bis.

Purtroppo, il cosiddetto decreto “sblocca cantieri”, al momento ha bloccato il Governo e, di conseguenza, il Paese. Qual è la exit strategy? Riporto tre elementi sui quali invito a riflettere (magari anche in una sessione pubblica). Primo punto: secondo il CRESME gli appalti pubblici, nel mese di marzo, cubavano 4.6 miliardi di euro e 1.9 miliardi ad aprile (meno della metà). Secondo elemento: la Commissione europea ha elaborato uno studio sull’attuazione del Mercato Unico nel campo degli appalti, dal quale emergono alcune disarmonie che caratterizzano vari Paesi membri. Alcuni Stati sono caratterizzati da difetto di semplificazione e mancanza di certezza giuridica. Per inciso: quelli ad “amministrazione debole”, cioè l’Italia e i Paesi dell’est, mentre i paesi amministrativamente forti (Francia, Germania e paesi scandinavi) per effetto di quelle disarmonie finiscono per proteggere le imprese nazionali e di conseguenza, questo tipo di protezionismo, riduce il funzionamento del mercato unico. Paradossalmente, e questa è l’ultimo dato, Francia e Germania hanno elaborato il famoso manifesto industriale del 21° secolo, dove non c’è traccia dell’uso strategico degli appalti, sottovalutando così l’orientamento economico emergente sulla rilevanza degli acquisti pubblici, dunque sull’importanza del ruolo fondamentale che gioca lo Stato nell’economia per la produzione di valore (rinvio alle tesi di Marianna Mazzuccato e Gustavo Piga).

È chiaro che la risposta a quella domanda sta nella capacità dello Stato a cogliere certe sfide. E qual è la sfida fondamentale in questo momento storico? Elaborare un grande progetto per rilanciare l’economia, che contempli, inter alia, lo strumento del public procurement come una leva per lo sviluppo e l’innovazione. Prendersela con il codice degli appalti è sbagliato. Questo codice merita di essere emendato in molte parti, ma non è stato applicato neanche per il 20%. Quindi ben vengano iniziative come lo “sblocca cantieri”, poiché la ratio è apprezzabile, ma attenzione a non collegarle ad un grande progetto di rilancio dell’economia. 

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