Manca meno di un anno, pandemia permettendo, alle prossime elezioni in molti comuni italiani tra cui spicca anche Napoli.
Tornata elettorale, questa non facile sotto il Vesuvio, viste le difficoltà del momento ed il continuo declino di quella che fu un tempo la capitale di un regno in cui le cui povertà si sono acuite con la pandemia , oltre ad un disagio ormai perenne da anni.
Governare una metropoli di questo genere , complessa dalle mille anime , dai contrasti che fanno passare dal lusso di Posillipo al disagio di Scampia nel giro di pochi minuti ( traffico permettendo),non è stato mai facile e non lo sarà nemmeno in futuro.

La città dopo il decennio arancione , con Luigi de Magistris alla guida , si ritrova isolata , fuori da qualsiasi intesa nazionale, financo messa da parte dalla regione , con Vincenzo De Luca che soprattutto dopo la rielezione sembra aver ancora di più aumentato il fuoco verbale nei confronti dell’attuale Sindaco .
Si aggiunga che da un po’ l’aria nei confronti dei sindaci intesi come istituzione nel paese sembra cambiata, poiché vi è un rapporto sempre più teso tra le parti,con il governo nazionale che per prima cosa al di là del colore politico, laddove deve avviare dei tagli avvia l’attività sempre dai contributi destinati  ai comuni , che  si trovano in una crescente difficoltà nell’amministrare la cosa pubblica e  reagiscono con proteste sempre più vibranti.

Problemi che in una realtà come Napoli, dove tutto soprattutto le difficoltà sono amplificate sono destinate a deflagrare in un modo sempre particolare, si pensi alle contestazioni fatte alla richiesta del governatore di un nuovo lookdown.
Insomma governare l’ex capitale borbonica, non sarà una passeggiata e pare francamente un grande azzardo per chiunque e per la verità si avverte una sensazione di profondo vuoto ad ogni livello politico: fare una previsione sul prossimo Sindaco è difficile perché ad oggi non vi sono neanche candidati ipotetici.

Da tempo però si vocifera però   di un vecchio ritorno di cui negli anni si è sempre fantasticato, ovvero quello di Antonio Bassolino, che potrà non piacere a tutti, potrà essere un profilo espressione della vecchia politica ma appare uno dei pochi in grado di prendere le redini della città partenopea.
L’ex Sindaco, ex governatore, insomma un grande ex visto il suo curriculum degno di un vecchio marpione della prima repubblica, dopo un tentativo abortito alle scorse primarie cittadine, ci riprova con una strategia che nel tempo non è sfuggita agli osservatori più attenti.
In silenzio, fuori da qualsiasi logica di partito ma senza però mai rompere con il PD, Antonio Bassolino, ha vestito i panni dell’uomo comune, girato la città sui mezzi pubblici e facendo un qualcosa di rivoluzionario rispetto anche a se stesso e più in generale rispetto alla politica, ha cominciato ad ascoltare la gente , cercato un dialogo con la città.

In passato alle scorse comunali , la candidatura non era andata lontano, vuoi  anche per la strategia dei Dem , che per la seconda volta sono riusciti a consegnare la città nelle mani di Luigi de Magistris , sempre per lotte interne e sempre per inciampi nelle primarie ; come nel 2011  anche nel 2016 ,il partito non è nemmeno riuscito ad arrivare al ballottaggio nella terza città italiana restando ai margini della vita politica in città.
Certo alle scorse elezioni, il clima per Don Antonio era differente, poiché non erano ancora del tutto terminate le sue vicissitudini giudiziarie ed era percepito ancora come un politico sia pur in disarmo e poi anche lui fece degli errori, su tutti quello di partecipare alle primarie.
Potrebbe farlo anche in questa tornata , ma sarebbe differente poiché in questi 5 anni Bassolino è stato lontano dalla politica e si è dedicato ad ascoltare come detto la città in modo gratuito , ovvero senza mai chiedere alcuna visibilità o altro,  ovvero  come un comune cittadino.

Il suo contatto con la realtà politica è stata SUD la piccola fondazione, il “pensatoio” da lui messo in piedi qualche anno fa e che in silenzio è stato un luogo di confronto e di riflessione, ragion per cui non verrebbe percepito come un politico per lo meno non nella visione che si aveva nel 2016.
Ma la cosa che più interessa al di là del legittimo desiderio che mai muore in un politico di tornare in campo, che prospettive di riuscita ha una candidatura di questo genere? , può incidere e stimolare almeno la discesa nell’agone di candidati simili?

Domande non facili , visto spiace dirlo il livello della politica napoletana, di sicuro chiarisce come sia necessario per far presa sull’elettorato un “ Cincinnato” come tale è da ritenersi Bassolino o un nome esterno alla politica, chiaro sintomo della crisi della politica.
Il primo problema è inutile nasconderlo  è quello  dei rapporti con il Partito democratico e segnatamente con colui che aspira alla leadeship campana , in altre parole con Vincenzo De Luca.
Non è un mistero che il governatore, punti a consolidare definitivamente la sua posizione con la presa del capoluogo regionale, imponendo un suo candidato: strategia che è ben più profonda di chi crede che sia semplicemente la rivalsa di un salernitano nei confronti dei napoletani, poiché vincere qui significherebbe essere veramente il nuovo “ vice re” , diventando il leader incontrastato della politica meridionale .

Chiaro che da questo punto di vista De Luca vede un rivale pericoloso in Antonio Bassolino , che viene percepito come una minaccia per le sue fortune politiche e che tornato Sindaco sarebbe ben più ingombrante di altri e potrebbe fargli ombra .

I due non si sono mai troppo amati e c’è da scommetterci i rapporti sia pur senza la litigiosità in essere con de Magistris, sarebbero improntati lo stesso ad una distanza formale, anche se Bassolino negli anni ha dimostrato di saper dialogare con tutti Berlusconi compreso.
Oltretutto il Sindaco di Napoli è anche al vertice della città metropolitana, ovvero di un area che corrisponde all’incirca alla provincia di Napoli, vale a dire se messa a regime potrebbe essere una regione nella regione, un vero e proprio contraltare al potere regionale.

Sta al PD evitare che si scateni tra i due una guerra fratricida, con una scelta chiara e cosa più importante per tempo. Le prossime elezioni comunali saranno in tal senso, per il partito di Zingaretti, un passaggio molto delicato, dopo non essere arrivato nemmeno al ballottaggio ne nel 2011 che nel 2016: storia che rischia di ripetersi anche questa volta poiché a livello locale se si esclude De Luca per i dem è davvero notte fonda.

Meglio a questo punto anche a livello strategico puntare su un nome conosciuto come Antonio  Bassolino sulla cui vittoria mettere eventualmente il cappello e il cui insuccesso non ricadrebbe direttamente sul partito, perché l’ex governatore è ormai una figura esterna. Certo si può ribattere che in questo modo, non si agevola il ricambio e che si tratta di un” film “ già visto, ma è pur vero che siamo davanti ad un nome di peso , di tutt’altro spessore rispetto ai politici attuali, in grado di reggere il peso di governare una città difficile se non impossibile come Napoli.

Per carità è giusto pensare ad altri nomi ma si tratta di nomi di un certo spessore da sottrarre ad incarichi di governo, vedi Manfredi o Amendola o nazionali come Gennaro Migliore, solo per citare alcuni nomi girati in queste settimane e che non avrebbero un consenso unanime. La partita non è che all’inizio ma Bassolino , ovviamente nel campo del centro sinistra , stavolta sembra partire con qualche possibilità in più e sembra cosa più importante deciso a correre anche senza i suoi vecchi compagni di partito, eventualità da scongiurare con tutte le forze da parte dei democratici, poiché il consenso del candidato Bassolino , rischia di essere maggiore di quello del partito che certificherebbe semplicemente in via definitiva la propria irrilevanza politica.

Del resto siamo in un epoca in cui i singoli nomi e lo stesso De Luca, lo conferma sono loro stessi a fare da traino al partito e poi non avere un vero partito alle spalle non sarebbe un ostacolo a governare come il sindaco uscente Luigi de Magistris insegna.

L’unico problema potrebbe derivare dalla qualità dei compagni di viaggio eletti, ma qui è la speranza Bassolino dovrebbe avere un ruolo di controllo e di garanzia, per evitare che si assista a spettacoli indecorosi come quelli visti in questi anni, in cui un assessorato è stata a volte “merce di scambio” per assicurare al limite il voto favorevole al bilancio.
Anzi a volerla dire tutta , un ritorno di Antonio Bassolino, dovrebbe avere come primo obiettivo quello di formare una nuova classe dirigente a Napoli, stimolando la città a pensare di nuovo in modo propositivo , in caso contrario come con Orlando  a Palermo si tratterebbe solo di un operazione di facciata o diciamolo “ nostalgia”vale a dire fine a se stessa e questo la città non lo merita, ne tanto meno merita una scelta che sia percepita come il male minore.

L’errore peggiore sarebbe quello di puntare su Bassolino, avendo presente solo il ricordo di quello che ha fatto 20 anni fa, mentre bisognerebbe conoscere la sua idea di città per il futuro, capire che progetto ha in mente per Napoli: il tempo del distacco è finito e anche l’ex sindaco deve uscire allo scoperto se vuole realmente tornare alla vecchia scrivania di Palazzo San Giacomo.

Sarà un ritorno giusto ? positivo per la  città? o fine a se stesso destinato ad abortire nelle urne? Solo il tempo può dirlo , di sicuro può stimolare una competizione e un dibattito in città e di questi tempi non è poco.

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