Non lo sappiamo. Questa è la risposta facile.

Sappiamo che i casi stanno davvero diminuendo – non si tratta solo di riduzione del numero di test – e sta accadendo praticamente dovunque. Aree urbane e rurali. Luoghi con programmi di vaccinazione intensiva e quelli senza. Nord e Sud America, Europa, Africa e Asia. Anche i paesi con le  varianti.

In Italia la situazione è molto meno chiara, ma forse le risposte sono in quel che ora illustro.

Vediamo di capire perché la pandemia sta declinando, riassumendo alcune teorie.

Stagionalità. Un’ipotesi interessante: tutte le infezioni da coronavirus mostrano sicuramente un andamento stagionale. Molte malattie virali sono stagionali, soprattutto quando inizia la scuola e il clima diventa più freddo. Ci sono osservazioni, però, che mettono in crisi questa teoria, perché, ad esempio, le stagioni sono capovolte nell’emisfero meridionale e in USA i casi sono nettamente aumentati durante l’estate in molti stati del sud. In generale si può ritenere che la stagionalità sia legata anche alle possibilità di contagio: in inverno si vive molto in ambienti chiusi e male areati, mentre d’estate viviamo molto all’aria aperta dove il contagio diventa molto più difficile a meno di non stare a distanza ravvicinata e senza protezione.

Immunità di gregge. In Europa abbiamo registrato circa 22 milioni di casi con diagnosi di COVID-19 confermata e segnalata all’ECDC ed in USA hanno ad oggi 28 milioni di casi. Ma sappiamo che questo rappresenta solo una frazione dei casi veri, specialmente quelli lievi o asintomatici, e il Center for Disease Control di Atlanta, Georgia, stima che solo 1 su 4,6 infezioni siano state denunciate. Questo potrebbe portarci fino ad almeno un quarto della popolazione con un certo grado di immunità naturale all’infezione da SARS-CoV2. E si noti che in alcune regioni il conteggio dei casi effettivi potrebbe essere ancora più alto, da 5 a 20 volte superiore, secondo una recente pubblicazione. Se questo calcolo si avvicinasse alla verità, a fronte dei 22 milioni di casi registrati in Europa, il contagio avrebbe colpito oltre 100 milioni di individui, pari al 22% dell’intera popolazione Europea. Un dato impressionante, che però comincerebbe a farsi sentire in ordine al perseguimento dell’“immunità di gregge”.

Comportamento individuale. Ora sappiamo molto meglio come viene trasmesso questo virus. Evitare la folla e gli spazi interni con scarsa ventilazione e indossare mascherine in modo corretto, magari adottando il sistema della doppia maschera supportato da Antony Fauci, riducono molto il rischio. Ma il nostro comportamento ha effettivamente seguito l’esempio? Sbrachiamo completamente durante le vacanze e la politica non è in grado di far rispettare le regole di distanziamento sociale e di protezione individuale che, se rigorosamente applicate avrebbero potuto evitare i lockdown, che infatti, in Giappone, non sono stati necessari, malgrado la spaventosa densità abitativa di quel paese. Ma si sa, noi non siamo giapponesi…

Un’ipotesi convincente, relativa all’immunità di gregge, è che le persone che non seguono le raccomandazioni per il contenimento delle infezioni e che hanno pesantemente partecipato alla diffusione della malattia, specie tra le mura domestiche, hanno già avuto COVID-19 e quindi sono ora immuni e non possono più contrarre la malattia né trasmetterla. Tutti gli altri continuano a proteggersi ed ora c’è anche un vaccino nel loro futuro non troppo lontano.

Vaccini. Malgrado la carenza delle aziende produttrici e la possibile costituzione di un mercato parallelo dai contorni molto opachi, la vaccinazione ha assunto un andamento molto rapido in molte parti del mondo. La domanda di vaccino è chiaramente fuori della prevista portata della richiesta. E nella stragrande maggior parte dei casi, stiamo dando giustamente priorità alle categorie a maggior rischio ed alle persone che hanno maggiori probabilità di avere malattia sintomatica o grave. I dati che si stanno accumulando suggeriscono sempre più che i vaccini non solo riducono sostanzialmente la possibilità di contrarre la malattia, ma anche la probabilità di trasmissione e quindi riducono l’incidenza di nuovi casi. Benchè l’utilizzo del vaccino non sia ancora tale da poter spiegare da solo il calo del numero di casi, potrebbe però contribuire. Certamente potrebbe aver giocato un ruolo importante in Israele.

Il virus. Forse le mutazioni puntiformi del virus nel tempo (migliaia rispetto al ceppo originale, e non solo quelle segnalate dai media negli ultimi mesi) sono un meccanismo di “sopravvivenza” del virus, che diventa più contagioso, ma forse anche meno virulento. Aumenta la capacità di trasmettersi nell’ospite, ma riduce la sua capacità di ucciderlo. Come dice Paul E. Sax, su NEJM Journal Watch del 21 febbraio (Why Are COVID-19 Case Numbers Dropping? – HIV and ID Observations HIV and ID Observations (jwatch.org), “mettiamoci nei panni del virus – sì, pensiamo come se fossimo il virus – e realizzeremo che questo cambiamento sarebbe molto vantaggioso dal punto di vista evolutivo. Casi più lievi, più possibilità di diffondere il suo materiale genetico ad altri ospiti sensibili. È tutto ciò che interessa ai virus, giusto?

Multifattorialità. Questa è la spiegazione più probabile per spiegare il calo dei casi, tutte le spiegazioni di cui sopra, in varie proporzioni e diverse in differenti regioni, insieme ad altri fattori che nessuno ha ancora considerato. E’ veramente importante vestirsi di grandissima umiltà e capire che sappiamo ancora molto poco, per cui innamorarsi di una sola spiegazione e quindi fare affidamento solo su quella piuttosto che su altre può metterci veramente nei guai.

Ogni paese ha i suoi Zangrillo e Bassetti. La scorsa settimana il dottor Marty Makary, un chirurgo di Johns Hopkins University e star mediatica americana, ha scritto sul Wall Street Journal che siamo vicini all’immunità di gregge, facendo questa audace previsione: “C’è motivo di pensare che il paese (USA) stia correndo verso un livello estremamente basso di infezione. Poiché più persone sono state infettate, la maggior parte delle quali ha sintomi lievi o assenti, ci sono meno americani rimasti da essere infettati. Con l’attuale traiettoria, mi aspetto che COVID se ne andrà per lo più entro aprile, consentendo agli americani di riprendere una vita normale.”

Siate avvertiti: se qualcuno vi dice con sicurezza che sa esattamente perché i casi stanno cadendo e che ha una sfera di cristallo accurata che mostra che entro aprile saremo al sicuro fuori da questa pandemia, è legittimo farsi una risata e non prestare ascolto a chi ha dimenticato i principi socratici della “docta ignorantia”.

Ciò detto, io spero con tutte le forze di poter passare un’estate quasi normale e che, quindi Makary possa aver azzeccato. Lo sapremo presto.

N.B.
Molti passaggi e la prima figura sono tradotti dall’articolo di Paul E. Sax pubblicato su NEJM Journal Watch il 21 febbraio

 

Image by fernando zhiminaicela from Pixabay

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