E’ da poco nato l’esecutivo Draghi il numero 67 della storia repubblicana , al termine di una crisi di governo iniziata con il ritiro della delegazione di Italia Viva al governo, in uno dei momenti più difficili della storia del Paese.
Per carità nulla a confronto con la crisi del 2011 , con il spread  a livelli stratosferici e con il baratro del default vicino , ma pur sempre in frangenti di grande complessità.

Infatti da circa un anno L’Italia come il resto del mondo è dilaniata dalla pandemia, dal corona virus che sta provocando tanti lutti e sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale e ovviamente radendo al suolo  interi settori dell’economia nazionale e mondiale , come il turismo.

Questo che stiamo vivendo è un momento molto difficile , cui l’unione europea sta cercando di rimediare con il   Recovery found, che prevede  per  l’Italia siano destinati circa 200 miliardi una somma mai vista prima , insomma una sorta di  nuovo  piano Marshall , destinato a cambiare il volto del vecchio continente , dilaniato anche a livello economico dalla pandemia.

Entrata in crisi la vecchia maggioranza , occorreva una soluzione in grado di tranquillizzare le cancellerie europee , garantendo al paese nuova autorevolezza internazionale e chi meglio di Mario Draghi ? ex governatore della Banca D’Italia  e della BCE ?

Da riserva della repubblica , forse la più importante si stava preparando a succedere come candidato più papabile a Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022 e l’esperienza a Palazzo Chigi , giunge al momento giusto per consentirgli di fare conoscenza con i palazzi del potere romani .
Si badi però non siamo davanti ad un nuovo Mario Monti, ma forse davanti ad un novello Ciampi , di cui non a caso Draghi è stato allievo e che anche lui fece una significativa esperienza politica , prima di approdare alla Presidenza delle Repubblica.

Insomma un premier autorevole in grado di creare sulla scorta del suo prestigio e della difficoltà del momento , una maggioranza più ampia possibile , che superasse gli steccati politici , una sorta di governo di solidarietà nazionale come fu per L’Andreotti Ter nel 1976.

Ovvio vanno fatti gli opportuni distinguo, perché all’epoca si trattò  di un esecutivo che si fondava sulla non sfiducia del Partito Comunista , senza però una partecipazione al governo.
Questa volta, invece nell’esecutivo a guida Draghi sono presenti quasi tutti i partiti: abbiamo  la conferma dei 5 stelle che sono, nonostante tutto la forza più numerosa in parlamento , c’è poi il Partito democratico forza ormai centrale in ogni governo oltre alle forze minori della precedente maggioranza quali Italia Viva, Leu .

Vi sono poi forze politiche che mai ci si aspettava sarebbero entrate come la Lega e Forza Italia, che hanno aderito all’invito di Mario Draghi , garantendo al nuovo esecutivo una maggioranza mai vista e lasciando così la sola Meloni a sorvegliare il perimetro dell’opposizione .

In apparenza, ancora abituati al clima del sistema maggioritario di cui le ultime scorie sono ancora in circolazione, ci si può sorprendere delle scelte soprattutto della lega che fino a qualche settimana fa aveva ancora addosso l’abito sovranista  e contestava apertamente le scelte del Partito democratico.
Appunto lo stupore è solo apparente , poiché in un sistema proporzionale le condizioni per governare per un solo partito o per un gruppo ristretto difficilmente potranno esserci e quindi gioco forza occorre andare oltre il perimetro del proprio schieramento , anche perché è impossibile andare ad elezioni ogni anno( nella migliore delle ipotesi).

Tanto più che per le risorse che arriveranno dal Recovery found , nessuno vuole restare escluso dalla partita della gestione dei fondi e anche diciamolo delle nomine che inevitabilmente faranno da contorno ; si tratta di gestire risorse che possono garantire un rilancio del paese ed è naturale che ognuno voglia intestarsi se non tutto almeno una fetta dei meriti che deriveranno dall’auspicato benessere .
Vi sono in sostanza le condizioni per ottenere un discreto risultato  e per assicurare al paese un rilancio duraturo, ma anche se non sembra vi sono delle nuvole all’orizzonte.

In primo luogo il consenso politico è labile e superato il primo momento di scoramento i partiti politici inevitabilmente cominceranno a logorare Draghi in modo sottile ma inesorabile fino a quando non messa al sicuro la partita dei fondi del Recovery e magari passato questo momento non proveranno a dargli una spallata e al limite a sostituirlo .

Senza dimenticare che sia il PD che la lega hanno l’esigenza sia pur in ottica di governo di coalizione di avere la guida dello schieramento politico di governo e quindi inevitabilmente saranno portati a marcare le differenze.

Per non parlare del movimento  5 stelle che in questa ultima parte di legislatura si gioca buona parte delle sue chance di sopravvivenza politica e dovrà necessariamente dimostrare la sua vitalità , cavalcando temi come si è verificato per il referendum sulla riduzione dei parlamentari o del MES  , per una mera questione di consenso nell’opinione pubblica.

Molti deputati potrebbero essere tentati di tornare per così dire alle “origini” magari attratti da un nuovo soggetto politico di cui Di Battista , figura un po’ in ombra ma tutt’altro che stupida si candida ad essere il punto di riferimento.
Ecco nei 5 stelle , il fenomeno di disgregazione potrebbe farsi sempre più evidente ed inevitabilmente logorare l’ala “ governista” che alla lunga potrebbe trovarsi alla guida di un movimento esamine , privo di gran parte dei consensi e quindi tentato dal porre in essere comportamenti che creino difficoltà al governo .

Intendiamoci il processo è quasi inevitabile , anche perché in un governo dove i leader , i capi partito , tutti da Renzi  a Salvini, a Zingaretti a Berlusconi sono rimasti fuori si pone un problema in prospettiva di mantenimento della propria leadership : in poche parole va bene assicurare il consenso politico a Draghi  ,ma poi deve arrivare il momento in cui ognuno di questi ( con l’eccezione di Berlusconi per età ) vorrà incassare i frutti della propria lungimiranza politica.

Senza contare i cambiamenti che vi saranno a livello dei partiti stessi i quali inevitabilmente risentiranno di questo rimescolamento , impensabile fino a qualche tempo fa.
Impensabile per dire che Matteo Renzi continui ad insistere con un progetto politico come quello di Italia Viva , mai decollato veramente e non cerchi di sostituirsi a Forza Italia scalando la leadership di Berlusconi , sempre più stanco e ormai privo della verve politica che l’ha accompagnato per un ventennio.
Complice poi la comune vicinanza a Verdini , non è peregrino pensare ad una vera alleanza politica tra i due , che per il momento sono comunque accomunati dal tentativo di assorbire quel che resta di Forza Italia in termini di parlamentari , di voti e soprattutto di spazio politico.

Vi è poi un tema da non sottovalutare, forse per Draghi quello potenzialmente più pericoloso, ovvero la questione mai sopita e nel Conte bis dormiente della devoluzione di competenze alle regioni dallo stato centrale .

Un tema esplosivo e che potrebbe portare molti deputati e senatori , soprattutto di origine meridionale , potrebbero schierarsi contro l’esecutivo ed ostacolarne il cammino, se come molto probabile il tema riprenderà vigore, formando un asse parlamentare del tutto trasversale unito dalla tutela dei propri territori.
Non si può parlare di problemi all’interno della squadra di governo alla luce della scarsa rappresentanza meridionale e della sua sostanziale irrilevanza  vi sono solo solo 4 ministri provenienti da Campania e Basilicata e per altro ad eccezione di Speranza e Di Maio nemmeno tanto legati al territorio.

Il problema è delle politiche che saranno attuate trattandosi di un esecutivo lombardo – veneto , ben 13 componenti  provengono da quelle zone che potrebbero avere maggiore sensibilità verso il tema.
Sarà anche molto difficile tenere l’esecutivo al riparo dalle fibrillazioni che deriveranno dagli appuntamenti elettorali , in cui per dire Lega e PD  e forse i  55 stelle  saranno rivali e per forza di cose dovranno assumere un profilo differente .
Le comunali della prossima primavera ( o quando saranno svolte) , costituiscono in questo senso un banco di prova non indifferente in cui sono chiamati al voto grandi centri , come Milano , Roma , Torino e Napoli a cominciare dalle alleanze e dalla scelta dei candidati.

Tutti fattori , questi elencati da non sottovalutare e che per il momento il Premier è in grado di tenere a bada , certo fino a quando? Inevitabilmente l’esecutivo inizierà la sua navigazione in mare aperto ed è lì che cominceranno le inevitabili difficoltà quotidiane; soprattutto bloccata la pandemia e messo al sicuro il recovery.

Importante per Mario Draghi non farsi logorare e a non cedere alle tentazione comune a molti suoi predecessori tecnici di crearsi un proprio partito : rimane un tecnico, una risorsa per il paese con un prestigio senza pari , perché esterno alle beghe della politica italiana.

Difficile ma bisogna sperare ci riesca , solo così forse la politica italiana potrà cominciare una nuova fase.

 

Foto: Ansa

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