Come era da aspettarsi, nelle decisioni prese dal governo sulla gestione di questa fase della pandemia c’è demagogia, malafede o ignoranza (malgrado la presenza di Schillaci), ma anche sprazzi di buon senso. Tutto insieme in un’insalata che è difficile da valutare nel suo insieme. Andiamo per ordine.

Abolizione dell’obbligo delle mascherine, in tutti gli ambienti chiusi, inclusi i mezzi pubblici.

È un’imprudenza? Sì, lo è, indiscutibilmente, ma il provvedimento era stato preso dal governo Draghi e solo confermato dal governo attuale. Purtroppo, pur con l’obbligo persistente, l’utilizzo della mascherina negli ambienti chiusi e nei mezzi pubblici stava diventando sempre più raro, fino al punto di far sentire a disagio chi invece continua ad utilizzarla. Quindi, era diventato un obbligo largamente disatteso. Dunque, per evitare un’altra manifestazione da paese di Pulcinella, delle due l’una: o mantenere l’obbligo mettendo in essere credibili misure di controllo, o quell’obbligo abolirlo, seguendo la scia del costume che si sta imponendo. I governi hanno seguito la seconda strada, naturalmente non so dire se per spirito pragmatico o per predisposizione ideologica. Quello che mi interessa è il risultato, che è in linea con quello che avviene in altri paesi.

La protezione individuale viene spostata dalla responsabilità del governo alla responsabilità individuale, che è forse anche giusto, al netto del senso civico della cittadinanza, che temo non sia elevatissimo nel nostro Paese. Antony Fauci lo comunicò in termini chiarissimi al picco dell’ultima ondata epidemica: la guerra contro il virus è persa, abbiamo potuto contenerne i danni utilizzando i vaccini e gli altri strumenti che la ricerca ci ha messo a disposizione, ma per ora dobbiamo abituarci alla convivenza con un rischio biologico importante, e dobbiamo allentare le misure generali di contenimento, perché non possiamo morire di fame per non morire di malattia (non proprio così, ma il senso delle parole era questo). Ora la responsabilità della protezione individuale non può che passare ai cittadini, invitandoli ad essere prudenti, a vestire le mascherine, ad evitare ambienti affollati, specie se al chiuso, a lavarsi le mani spesso. Da noi questo tipo di comunicazione chiara è mancata, mentre il governo Draghi ha semplicemente comunicato la fine della pandemia per decreto, una sciocchezza sesquipedale.

Quindi, il provvedimento è ragionevole, al di là delle motivazioni che lo hanno spinto, ma è viziato da una carenza comunicativa ingiustificabile ed inaccettabile, che non può essere (ancora) ascritta al nuovo governo.

Condono (ritardo del pagamento per ora) delle multe per i no-vax. È un provvedimento che continua nella politica di dividere i cittadini in furbi e fessi. Perché, forse questo non è chiaro alla Presidente Meloni, molti cittadini si sono vaccinati per puro senso civico, pur mantenendo riserve, data l’urgenza con cui i vaccini sono stati immessi sul mercato e la straordinaria pubblicità data ad alcuni effetti collaterali, secondo il mio parere gonfiati, come ho avuto modo di scrivere su questo magazine ed anche in un mio piccolo contributo scientifico, pubblicato l’anno scorso (Incidence of cerebral venous thrombosis and COVID-19 vaccination: possible causal effect or just chance? – PMC (nih.gov)). Le sanzioni, in uno stato di diritto dovrebbero essere comminate per il solo fatto che non si ottempera ad un obbligo di legge, indipendentemente dalla materia del contendere. Ma, tant’è, questo provvedimento segue una consolidata tendenza dei nostri governi, specialmente di destra, che guardano con comprensione, se non con simpatia e senso di complicità, a chi sfugge alle regole.

Reintegro dei medici ed infermieri no-vax. Diciamo che, esistendo specifici ordini professionali, questo provvedimento avrebbe dovuto essere preso passandolo al vaglio degli organismi preposti. Non poteva e doveva essere un atto unilaterale della politica. Così si carica di una valenza ideologica che lo rende ancor più preoccupante. Il provvedimento è stato giustificato con una falsità, e cioè che viene varato perché le carenze organiche degli ospedali lo richiedono. Non è vero. Il personale medico no-vax nelle corsie degli ospedali è rarissimo e dovrebbe essere meno di un quarto dei sanitari a cui si rivolge il provvedimento, cioè poche centinaia. La verità è un’altra. I partiti di destra hanno cavalcato, e fatto da megafono a quella sparuta parte di popolazione che ha rifiutato la vaccinazione, inclusi i pochi operatori sanitari che hanno sostenuto il punto e che in grande maggioranza li hanno votati. Il provvedimento mi sembra più il pagamento di una cambiale a questi operatori, che una decisione spinta da necessità operative. Per quelle, basterebbe aumentare gli organici, dove è necessario, bandendo concorsi, riconvertire reparti inutili, sottrarre alle regioni il controllo della programmazione, e adeguare i salari, capendo che non si può pagare un medico d’urgenza come un dermatologo (con il massimo rispetto per i dermatologi). Altrimenti poi succede quello che Milena Gabanelli ha denunciato (Sanità, negli ospedali mancano i medici: ecco chi ha sbagliato e cosa ci aspetta | Milena Gabanelli- Corriere.it).

Comunicazione settimanale dei dati pandemici. Dal punto di vista statistico, il provvedimento ha senso. Le oscillazioni giornaliere sono troppo ampie e non consentono alcuna conclusione o decisione. Il confronto tra le medie settimanali consente proiezioni molto più stabili, a beneficio dell’informazione da dare alla cittadinanza. Estendere, però questa decisione a ricercatori in grado di effettuare analisi sui dati crudi, anche giornalieri (ed includo con preoccupazione anche i ricercatori dell’EpiCENTRO dell’ISS), privando, tra l’altro anche organismi internazionali della possibilità di monitorizzare la pandemia con strumenti statistici più sofisticati e più accurati, significa rifiutare i confronti con la comunità scientifica. Anche io, nel mio piccolo, ho potuto sviluppare analisi, specie all’inizio della pandemia, che fotografavano situazioni non emerse dai dati ufficiali bruti. Quindi, così come è concepito, il provvedimento ha il sapore della censura ed assume un significato squisitamente politico, e non più tecnico. Il che diventa francamente inaccettabile. Quindi, io concordo con l’idea di fornire al pubblico dati e commenti su base settimanale, lo avrei fatto anche prima, come ho scritto, ma lasciando i ricercatori liberi di sviluppare le loro analisi anche su base quotidiana (si può fare riducendo sostanzialmente, fino ad eliminarli, gli effetti di eventuali picchi in alto o in basso).

Infine, anche su questo, il Governo sta facendo quello che ci si poteva aspettare da un governo di estrema destra. Inutile gridare allo scandalo. Loro fanno il loro lavoro. Ci si deve interrogare bene su come sia stato possibile questo, individuando non solo responsabilità, ma anche eventuali collusioni mascherate da gioco delle parti.

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Giovanni de Simone
Già Professore Ordinario di Medicina Interna, Università Federico II di Napoli; Già membro dello Statistic Committee dell’American Heart Association. Professore Associato di Medicina, Cornell University Medical College, New York, USA; Presidente del Council on Hypertension dell'European Society of Cardiology. Editorialista per diverse testate on line, ha scritto anche per Repubblica ed il Corriere.